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Costume e
Musica

TORNA
ALL'INDICE

COSTUME E MUSICA NELLE CORTI
DELL'ETÀ RINASCIMENTALE E BAROCCA

Dott.ssa prof.ssa ISABELLA CHIAPPARA SORIA

L'Inghilterra di Elisabetta I

- 1570 - 1600 -

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Artista sconosciuto - La famiglia di Enrico VIII - Proprietà Her Majesty Queen Elisabeth II c1545

Il 17 novembre del 1558 saliva al trono d'Inghilterra la principessa Elisabetta Tudor terza erede di Enrico VIII. La avevano preceduta l'unico maschio avuto dalle sue sei regine, Edoardo VI e Maria, figlia della prima moglie spagnola, Caterina d'Aragona. Elisabetta era invece la figlia di Anna Bolena, colei per la quale Enrico aveva mobilitato la Chiesa e il Parlamento per ottenere l'annullamento del matrimonio con Caterina, divorzio che aveva causato anche lo scisma della Chiesa Inglese dalla Chiesa Romana, la morte di Tommaso Moro, e a tutta un'altra serie di conseguenze, come quella devastante di aver portato ad alternarsi sul trono d'Inghilterra prima una regina cattolica e poi una protestante, creando nel paese una vera e propria guerra di religione. I rapporti fra le due sorelle erano sempre stati tesissimi, naturalmente Maria vedeva in Elisabetta l'incarnazione della donna che aveva portato alla disgrazia la madre, anche se Anna Bolena pagò crudelmente con il patibolo il suo momentaneo successo. Durante il regno di Maria, Elisabetta fu incarcerata e rischiò anche la vita, anche se non sappiamo perchè la sorella non prese mai la scelta definitiva di disfarsi dell'odiata erede. Quando assurse al trono nessuno avrebbe mai pensato che avrebbe regnato così a lungo, fino al 1603, da giovane era infatti piuttosto debole di salute, e nei primi anni di governo il vaiolo fu vicinissimo a portarla alla tomba. Perse soltanto la bellezza della sua candida pelle di rossa, ma la rinforzò nella decisione di governare da sola, senza un marito, nonostante i vari tentativi da parte dei suoi consiglieri, l'urgenza di un erede era pressante, ma facendo infine di questo handicap, come vedremo, uno strumento efficacissimo di propaganda politica. Alla sua morte, il figlio di Maria Stuart doveva diventare re, Giacomo sesto di Scozia e primo di Gran Bretagna.

Il lungo periodo di stabilità del regno di Elisabetta e la relativa tranquillità interna, come l'estrema proiezione verso l'esterno del paese sconfiggendo la sua isolata insularità, dovevano portare l'Inghilterra a diventare una delle prime potenze d'Europa, ad avviare e poi consolidare la sua supremazia economica e il suo predominio sugli oceani, a danno della Spagna con la quale si rafforzò la rivalità, che sfociò in seguito in guerra aperta, e a dar vita ad un vero e proprio Rinascimento nelle Arti. L'Età che chiamiamo elisabettiana, fu veramente per l'Inghilterra un'età dell'oro e la sua regina la massima interprete della sua grandezza.

Poeti come Spenser e Chapman, drammaturghi come Shakespeare e Marlowe, filosofi come John Dee ed infine musicisti eccezionali come Tallis e Byrd, Campion e Dowland, fecero della seconda metà del Cinquecento in Inghilterra uno dei momenti di più fervida creatività nella storia culturale europea. Il tutto sotto l'egida di una particolare rivisitazione del neoplatonismo e del cabbalismo cristiano di Ficino e Pico della Mirandola, affascinante anche perchè messa al servizio della Ragion di Stato. Gli apologisti di Elisabetta diedero vita ad un vero e proprio culto della sua persona, di donna e di regnante, descrivendola come casta e giusta, pura ed incorruttibile, trovando nel mito e nella filosofia antiche le ragioni del suo imperio, del suo essere Vergine portatrice di fecondità per il suo regno. La chiamarono Astrea, Gloriana e Belphoebe, Cinthia e Pandora, fu Faerie Queene e Diana, Virgo Coelestis e Virgo Imperialis, realizzatrice del ritorno dell'Età dell'oro ovidiana e incarnazione della profezia della IV Egloga virgiliana. Nel giorno anniversario della sua assunzione al trono i Cavalieri giostravano per la loro regina di cui erano i Campioni ispirandosi all'Arcadia di Sir Philips Sidney della quale incarnavano le forme e le tematiche neocortesi. George Chapman scrisse un Hymnus in Cynthiam, in cui la luna si leva ad illuminare le melanconiche, ma feconde ed ispirate brume notturne descritte nell'Hymnus in Nocte, e quella Luna non è altri che Eliza, la Vergine lunare, la Vergine Imperiale della Riforma che si contrappone al Sole asburgico.

Set thy Christal, and Imperial throne...
(Girt in thy chaste , and never-loosing zone)
Gainst Europe's Sunne directly opposite
and give him darkness that doth threat thy light.

Himnus in Cynthiam - 116-19 Poems

Alcuni suoi campioni, Walter Raleigh fra i primi fondarono una setta che fu chiamata "La Scuola della Notte" in cui si celebrava proprio l'aspetto lunare e notturno della Regina, tutto teso alla contemplazione intellettuale. D'altra parte i temi notturni sono una costante nella poetica di Dowland, fino alla sublime esaltazione melanconica di In darkness let me dwell. Il Sogno di una notte di mezza estate, l'opera più magica di Shakespeare è tutta avvolta dalla luce lunare e una raffigurazione della Regina sono i versi di Oberon:

A certain aim he took
At a fair vestal, throned by the West
And loos'd his love shaft smartly from his bow,
As it should pierce a hundred thousand hearts.
But I might see young Cupid's fiery shaft
Quench'd in the caste beams of the wat'ry moon, and the imperial votaress passed on,
In maiden meditation, fancy free.

Midsummer Night's Dream, II, I (1)

Ma non furono solo immagini letterarie, astruserie di panegiristi, la Regina stessa incarnò le sue diverse personificazioni e lo strumento adottato fu la ritrattistica e di conseguenza, gli abiti e i gioielli che furono indossati nelle varie occasioni. Le sue immagini ebbero una enorme diffusione. Si può dire che dopo il 1563 non ci fosse casa inglese, nobile o borghese che non avesse un ritratto di Elisabetta. L'uso politico, propagandistico del Ritratto, la realizzazione al suo interno di complesse simbologie, che fanno riferimento a molteplici fonti, antiche e medievali, dall'Astronomica di Manilio al De Monarchia di Dante, dai Trionfi petrarcheschi ai libri di Imprese e Iconologia rinascimentali, dalla storia britannica con i suoi miti da quello fondativo di Bruto a King Arthur, fino a Gemisto Pletone e all'Accademia neoplatonica fiorentina da cui a piene mani riprende John Dee, il magus autore del General and rare memorials pertayning to the perfect arte of navigation, che è la base ideologica su cui si fonda l'imperialismo marittimo britannico. L'incredibile sincretismo e pluralismo di questa cultura faranno di questa stagione del ritratto dinastico una delle più originali della sua storia.

musab02Il primo ritratto di Elisabetta ce la mostra tredicenne in una veste caratteristica del gusto anglo-francese della prima metà del '500. La principessa che compunta tiene tra le mani un libricino di devozione, indossa kirtle e gown, entrambi dalle enormi maniche, essendo quelle della gown l'estremo approdo delle manches ad ailes dell'inizio secolo. Assolutamente spagnolo è però l'enorme verdugado, farthingale in inglese, che è indossato sotto la kirtle, testimonianza della enorme diffusione europea di questo capo che dà al corpo una forma assolutamente innaturale. I suoi primi ritratti da regnante sono piuttosto anonimi, e ce la dipingono come una qualsiasi aristocratica con una sciolta "open gown". Interessanti però le prime allegorie che la riguardano, come la Queen Elisabeth and the three Goddesses o la Tudor succession. Entrambe provengono dal circolo degli esigliati protestanti dai Paesi Bassi che elessero fra i primi la Regina inglese come loro protettrice e patrona, inaugurando il culto nei suoi riguardi. Nella seconda Elisabetta indossa un abito simile al manteau francese, la zimarra italiana, sopra ad un "pair of body's" con ampie maniche e a una kirtle, uno stile diffusissimo in tutta Europa.

La giovane regina, venticinquenne all'assunzione al trono, aveva uno spirito brillante ed era una splendida ballerina, soprattutto della discussa danza chiamata volta. Questa si basava su di un ritmo tripartito e unica all'epoca prevedeva la stretta unione di una coppia che girando vorticosamente su se stessa, voleva poi il lancio in alto della dama, ripresa dall'uomo. Molti autori pensano che questa danza sia l'antenata del walzer e fu condannata per la sua presunta immoralità dalla Chiesa cattolica. Fu infatti abbandonata nel Seicento e ripresa, con il successo che ben conosciamo, non a caso, durante la Rivoluzione francese. Sappiamo anche che Elisabetta amava la musica, si circondava e protesse musicisti e presso la sua corte si sviluppò la prassi esecutiva dei consorts di viole da gamba. Molto praticata era anche la musica per liuto e Dowland stesso a più riprese chiese di far parte come gentleman della sua Camera, ricevendone rifiuti che molti vedono all'origine del suo terribile "umor nero". E' giunta a noi una bellissima miniatura di Hilliard che ritrae la regina mentre suona un liuto testimonianza della pratica musicale della regina e dei suoi cortigiani. Si dice che Elisabetta amasse non solo prodursi in consort ma anche suonare privatamente nella sua camera quando l'assaliva la malinconia.

musab04bis
Nicholas Hilliard - Elisabeth I - Miniatura 1580c
Proprietà the Trustee of the Will of the 8th Earl of Berkeley

Non sappiamo quale fosse l'accompagnamento musicale dei masques e pageants che numerosi intrattenevano la corte, che come quelle medievali era in realtà itinerante, avendo spesso come sede le dimore degli aristocratici a lei più fedeli, che disperdevano patrimoni per apparire magnifici agli occhi della regina. Sappiamo che le opere di Shakespeare erano disseminate di songs, ed è stato possibile ricostruirne le musiche. Per non parlare delle costruzioni polifoniche di Tallis e di William Byrd, organista e gentleman of chapel della regina che lo sostenne malgrado il suo cattolicesimo e del quale si conoscono anche l'attività di autore di songs e di un elaborato e ricchissimo repertorio di danze per virginale e clavicembalo.


William Byrd - Pavan
Gustav Leonhardt, clavecin de Malcom Rose, d'après Lodewijk Theewes (1579)

Tutto lo spirito dell'età elisabettiana, nella sublime unione di musica e parola è però nei songs di Thomas Campion e soprattutto di John Dowland, il grande genio musicale del suo tempo. Ancora oggi poche melodie accompagnate da testi squisitamente poetici toccano l'anima come quelle di questo grande artista che fece della melanconia il suo habitus e vessillo. Una miniatura del 1588 di Hilliard che ci mostra un giovane gentiluomo, in cortissime culotte e panseron, la moda estrema degli anni '90, con una mano sul cuore e circondato da un cespuglio di eglantine, le rose selvatiche che Elisabetta amava, potrebbe fare da frontespizio ad uno dei suoi libri di Ayres.


Thomas Campion - My sweetest Lesbia - Steven Rickards, countertenor - Dorothy Linell, lute
(source: youtube.com)

Se vogliamo conoscere meglio la regina Elisabetta I dobbiamo rivolgerci sicuramente alla lettura degli inventari del suo sterminato guardaroba che comprende anche una enorme quantità di gioielli, molti come abbiamo visto, rintracciabili nei suoi ritratti. Due sono gli inventari a noi giunti, entrambi del 1600, quello chiamato Stowe che si trova alla British Library e nel Public Record Office, a Londra, e il Folger, della Folger Shakespeare Library a Washington.

Intanto scopriamo che gli abiti erano descritti partendo dalle considerazioni sulle loro origini stilistiche, ossia se erano di gusto francese, piuttosto che spagnolo o italiano, se non addirittura polacco. Da diverse corrispondenze di delegati stranieri ci facciamo l'idea che Elisabetta usasse strumentalmente l'abito secondo l'occasione e l'incontro diplomatico. Nell'Europa cinquecentesca erano talmente grandi le differenze stilistiche nazionali, soprattutto fra i due grandi nemici, Spagna e Francia, e i loro satelliti, che la scelta di un campo piuttosto che un altro non poteva non avere conseguenze politiche. Ed Elisabetta evidentemente era molto brava ad evitare ogni attrito, anche se poi il suo gusto si centrava soprattutto su una moda fatta di diversi imprestiti da diverse nazioni, però, i suoi sarti erano sicuramente francesi, e soprattutto nell'epoca del suo fidanzamento con il Duca d'Angiò era soprattutto orientata a scegliere il gusto e le forme moda che venivano dalla corte dei Valois, scelta che divenne definitiva quando, dopo l'episodio della Armada Invencible, il conflitto e rivalità con la Spagna divenne radicale ed incolmabile.

I primi ritratti dell'inizio degli anni '70 lo confermano. Due ritratti di Nicholas Hilliard sono praticamente gemelli e in entrambi la regina è vestita alla francese. Si tratta del Ritratto della Fenicemusab06 e del Ritratto del pellicanomusab07 dai due gioielli smaltati indossati sul corpetto, che raffigurano i due uccelli mitici, simboli rispettivamente di Resurrezione e Redenzione e Carità nella loro lettura cristologica. E' chiaro che qui il riferimento va ad enfatizzare il ruolo di unicità e santità svolto dalla regina nella cura del suo popolo. Gli abiti sono entrambi straordinari, soprattutto quello della Fenice, completamente intessuto di perle, con maniche a maheutres secondo il gusto francese e un partlet, la gorgiera italiana, che si stringe alla gola pur mostrando un'apertura triangolare sul seno. Già qui vediamo come più che il viso, trattato in modo piuttosto generico ed iconico, sono gli abiti ad essere dipinti con grande accuratezza. Di quegli stessi anni abbiamo anche l'unico ritratto di Elisabetta di un pittore italiano, Federico Zuccaro, presente in Inghilterra per pochi mesi nel 1575. Qui a parte le regalia, ossia scettro e corona, non ci sono altri elementi allegorici ma l'immagine della regina è molto bella e l'abito indossato è decisamente di gusto italiano, con i suoi double bodies, come specificano gli inventari, anche se il motivo ad alamari può seguire il gusto polacco.

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Federico Zuccaro - Elisabeth I - The Darnley Portrait 1575c - The National Portrait Gallery - London

E' però dalla fine degli anni '70, quando ormai la possibilità che Elisabetta si sposasse diventava sempre più improbabile, e con la pubblicazione del trattato di John Dee sulla navigazione che è anche l'apologia dell'Impero britannico sui mari, che i Ritratti di Elisabetta, diventano sempre più strumenti di propaganda politica, con l'uso di allegorie che diventeranno sempre più complesse negli anni a venire.

musab09Il primo ritratto è quello chiamato del Setaccio dei primi anni '80 attribuito a Cornelius Ketel. La Regina qui indossa una strana mescolanza di forme spagnole ed accessori francesi, in una generale allure francese. A parte lo strepitoso pendente con un enorme diamante tagliato a tavola con perla barocca pendente e il doppio giro di collane di grosse perle, un prezioso molto amato dalla regina anche per la sua lettura simbolica come verginità, l'insieme di vesti si mostra piuttosto sobrio con una gown completamente nera, chiusa alla gola da una già importante ruff (gorgiera posticcia), e una conque bianca intorno alle spalle. Piuttosto incongruamente, ad un primo sguardo, Elisabetta porta in mano un setaccio. Quell'oggetto è invece ad alta densità simbolica e rappresenta la regina come la Vergine Tuccia, presente nel trionfo petrarchesco della Castità. Ella diventava così la Vestale romana che per provare la sua castità, messa in discussione dal Senato, aveva portato l'acqua del Tevere fino al Tempio di Vesta in un setaccio. Ma l'allegoria non si ferma qui. Alle spalle della regina compare per la prima volta il globo terraqueo, con il motto Tutto vedo e molto mancha, che dà una connotazione imperiale alla Vergine vestale romana. Appare anche la colonna imperiale con alla base la corona del Sacro Romano Impero, simbolo già molto usato sia da Carlo V che dai Valois. Anche le storie di Enea e Didone negli ovali sulla colonna sono un chiaro riferimento sia alla Pietas romana, che alle origini romane, anzi troiane per tramite di Bruto, dei Tudor.

Ancora il Trionfo della Castità petrarchesco è alla base del Ritratto dell'ermellino,musab10 attribuito a William Segar, del 1585. In esso il riferimento è ancora più pregnante. Infatti un piccolo ermellino reale, con collare a forma di corona ingioiellata è posto sulla manica dell'abito della regina. L'ermellino era uno dei più abusati simboli di purezza, così come di incorruttibilità e le ragioni sono nei bestiari che attribuivano a questo piccolo mustelide l'assoluta volontà di non corrompere il candore del suo mantello, tanto che i cacciatori ponevano intorno alla sua tana della mota per catturarlo. Per questo il motto che lo accompagnava nella emblematica fin dal Medievo era Malo mori quam foedari, e fu scelto anche da molti aristocratici, oltre a diventare l'impresa di Re Ferrante di Napoli e dell'Ordine cavalleresco da lui istituito. Petrarca lo scelse come emblema del vessillo che portava Laura nel Trionfo a lei dedicato, quello della Castità che vinceva Amore.

Nel ritratto è presente anche la spada della Giustizia, quindi di Astrea, la Vergine giusta che aveva abbandonato la terra all'inizio dell'Età del Ferro per rifugiarsi nei Cieli dove divenne il segno zodiacale della Vergine e la regina porta anche un ramoscello di olivo in mano, chiaro segno di Pax. Quindi Elisabetta è la Vergine giusta che porta la pace al suo regno. L'abito che indossa è estremamente ricercato, di gusto sempre franco-spagnolo, con grande ruff di merletto, e alamari di estrazione est-europea. Incredibili sono i gioielli fra i quali appare anche il cosiddetto Three Brethren il più celebrato dei gioielli reali, già appartenuto ad Enrico VIII e prima ancora al duca di Borgogna con tre enormi rubini balasci e un grande diamante centrale. Esso è così descritto in un inventario del 1587: Item a faier flower with three great ballaces and in the middle a great pointed diamond and three pearles sett with a faier great pearle, Called the brethren, ancora nel 1633 era valutato £ 9,400. Gioielli erano donati dalla regina ai suoi fedelissimi come lo splendido Drake Jewel, un pendente d'oro smaltato che da un verso reca un cammeo di sardonica antico e dall'altro un ritratto miniato della regina con un coperchio che riporta una miniatura di Hilliard con la fenice, divisa della regina. Il gioiello fu donato a Sir Francis Drake nel 1588 dopo la sua vittoria contro la Armada Invencible.

drake

Molti ritratti presentano altri gioielli significativi, i più importanti dal punto di vista simbolico quelli a forma di luna crescente che appartengono alla sua immagine come Cinthia, la dea lunare, che è forse quella più affascinante sul versante vestimentario con l'enorme presenza di perle nei suoi abiti. A questo proposito è importante ritornare su Chapman, al suo Shadow of Night, e alla Scuola della Notte. In un suo ritratto del 1588, musab11Raleigh, uno dei deep wits (spiriti oscuri) è abbigliato in modo strabiliante. Egli indossa infatti un doublet di un raso bianco iridescente con grossi bottoni di madreperla e perle e delle trunk hose nere completamente ricamate in perle. Inoltre la piccola cappa nera che porta al modo spagnolo su una spalla è decorata da lunghi raggi di piccole perle, dei raggi lunari sicuramente. Una luna crescente lo sovrasta, con il motto Amor et virtute, emblema della Scuola della Notte. Insomma siamo nel pieno del Culto della Vergine lunare Imperiale addirittura celebrata da Giordano Bruno nei suoi De gl'Heroici Furori.

Il Ritratto detto della Armada del 1588 non fa che ribadire tutte queste argomentazioni a maggior ragione dopo la vittoria inglese sull'armata navale che Filippo II aveva scatenato per distruggerla contro l'Inghilterra. L'abito indossato da Elisabetta è ormai completamente francese, avendo portato la rivalità con la Spagna anche il definitivo abbandono dello stile spagnolo non solo negli abiti della regina ma anche della sua corte. Negli anni '90 non avremo più neppure un ritratto di gentiluomo o gentildonna che segua la moda di Madrid, ma solo riferimenti alla corte di Enrico III di Francia.

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Ma sono i due ultimi ritratti della Regina che porteranno alle estreme conseguenze tutte le componenti che abbiamo analizzato nelle immagini precedenti. Essi sono il Ritratto Ditchley e quello detto dell'Arcobaleno.

musab13Il primo è del 1592 ed è di Marcus Gheeraerts il Giovane. La prima cosa che colpisce è sicuramente l'abito, che mostra l'avvento in Inghilterra del verdugadin en tambour francese, non più conico e rigido come quello spagnolo, ma cilindrico e morbido. Anche il corps piqué si è molto allungato e presenta l'uso dello stomacher, ossia una pettorina rigida inserita fra i due lembi del corpetto della gown. In effetti noi vediamo soprattutto la kirtle bianca, così come le maniche a maheutres interne e la fodera delle maniche esterne, che con la loro forma a mantello sono riconducibili a quelle spagnole ad puntas. Tutti questi componenti sono di velluto bianco, disseminato di gioielli, nella forma di spille a compasso, mentre il tessuto della gown che intravediamo, è di un velluto controtagliato rosso su bianco. Una grande collarette di gusto francese le circonda il capo, e una conque ingioiellata di un leggerissimo lino diafano le sovrasta le spalle.

Qui veramente Elisabetta è Gloriana, la fairy queen, e insieme Cinthia o Diana, dea planetaria e cosmogonica, in grado di controllare gli elementi cosmici e naturali. La regina è infatti assisa sul globo terraqueo, non lo tiene più fra le mani, lo domina. I suoi piedi poggiano saldamente sull'Oxforshire e dalla parte dell'Atlantico i cieli si aprono, mentre la tempesta si addensa sull'Europa, verso la Spagna. Così Spenser nelle sue Faerie Queene pubblicate nel 1591 descriveva la visione di Gloriana:

In wider Ocean she her throne does rare,
That over the earth it may be seene;
As morning Sunne her beanes dispredden cleare,
And in her face faire peace and mercy deth appeare.

Book II, ii, xl, ll. 1-4

musab14Ormai il culto di Elisabetta I che arriverà a sostituire per i fedeli anglicani quello della Vergine Maria abbandonato, è arrivato ai suoi ultimi esiti. Un abito molto simile nella foggia totalmente francese la ritrae nel ritratto "Hardwick", del 1599, dove la sempiterna giovane, regina, ormai quasi settantenne, indossa una kirtle completamente ricamata ad elementi naturali, fiori ed animali, splendido esempio dell'arte dei celebri ricamatori inglesi, ma indicazione di dominio sulla terra e sui mari e anche dell'eterna primavera che contraddistingueva l'Età dell'Oro su cui regnava Astrea.

Ma è il Ritratto dell'Arcobaleno del 1600/3 sempre di Geeraerts ad essere la vera summa e ad aprire strade nuove verso la moda seicentesca a venire.

Intanto l'arcobaleno che la regina tiene fra le mani è apportatore di calma e pace dopo la tempesta ma le cose si fanno decisamente complicate quando vediamo gli abiti e i gioielli. Il mantello è interamente disseminato di occhi, bocche ed orecchie e così viene descritta la Fama in un trattato italiano pubblicato nel 1593, l'Iconologia di Cesare Ripa. Nello stesso testo l'Intelligenza tiene tra le mani un serpente, simbolo di prudenza, e una sfera celeste, che rappresenta l'eternità dell'azione divina sull'Universo, ed entrambi sono presenti nel ritratto, un serpente essendo ricamato in pietre preziose sulla manica sinistra, sovrastante il quale c'è un gioiello a forma di armillario. Inoltre il serpente tiene tra le fauci un rubino a forma di cuore, che nei Hierogliphica di Pietro Valeriano, altro trattato importantissimo per l'emblematica cinquecentesca, rappresenta il Consiglio, perchè solo dal cuore possono venire le scelte sagge. Ora se uniamo tutti questi diversi simbolismi arriviamo ad una perfetta sintesi del concetto di Ragione di Stato, con la regina che si fa guidare sia dall'Intelligenza che dal Cuore nel prendere le sagge decisioni.

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(cliccare l'immagine per ingrandire il dettaglio della manica ricamata)

E' stata la Frances Yates a notare che l'abito che indossa Elisabetta, assolutamente inusuale nella sua scioltezza, privo di farthingale, e l'alta acconciatura sono da riferirsi ad un costume del trattato di J.J. Boissard Habitus variarum orbis gentium stampato nel 1581.

Si tratta della Sponsa Tessalonicensis, della quale il ritratto riprende sia l'alta acconciatura, in questo caso sormontata da una corona con un grande gioiello a forma di luna crescente, la scioltezza delle vesti e il mantello fluente. Si è ipotizzato che l'abito potesse essere stato utilizzato per un masque al quale avrebbe partecipato la regina. C'è infatti un'altro ritratto di dama sconosciuta che indossa una veste simile e non sono pochi i suoi cavalieri che si sono fatti ritrarre in abiti fantastici con i quali parteciparono ai tornei in suo onore. La scoperta è molto interessante perchè nei masques di Inigo Jones degli anni dei sovrani Stuart, ritroveremo le stesse forme e motivi, che questo ritratto di Elisabetta sembra decisamente preannunciare.

Elisabetta muore nel marzo del 1603 in piena apoteosi della sua figura di regnante, praticamente santificata, anche se il suo regno non fu mai assoluto, ella infatti non si pose mai in conflitto con il Parlamento del quale ricercò sempre l'appoggio, ben diversamente dai suoi successori Stuart che alla fine provocarono la guerra civile con le sue tragiche conseguenze per il Paese.


William Byrd, Fantasia a 6 for istrumental consort, no.2 in g minor
Performed by: Rose Consort of Viols (source: youtube.com)

Note

  1. "(Vidi...Cupido armato d'arco e) puntarlo su una vestale, bella, sul trono, in terra d'occidente. Scoccò il dio fanciullo con un impeto da trapassare mille cuori la sua saetta: ed ecco, vidi il suo dardo rovente trascolorare ai raggi della rorida luna; e l'augusta vestale passar oltre, tutta assorta nei suoi verginali pensieri, intatta". Sogno di una notte di mezza estate - W. Shakespeare - Teatro a cura di C.V. Ludovici - Torino 1960

(c) 2011 Isabella Chiappara Soria


BIBLIOGRAFIA

  • AA.VV. Princely Magnificence - Court Jewels of the renaissance 1500-1630 - London 1980
  • Ashelford Jane - Dress in the Age of Elisabeth I - London 1988
  • Arnold Janet - Queen Elisabeth's Wardrobe unlock'd - Leed 1988
  • Hess Rémi - Il valzer. Rivoluzione della coppia in Europa - Torino 1993
  • Ruppert Jacques - Le Costume - Le renaissance Le style Louis XIII - Paris 1990
  • Strong Roy - Gloriana - The portraits of Queen Elisabeth I - London 1987
  • Yates Frances A. - Astrea - L'idea di Impero nel Cinquecento - Torino 1978
  • Yates Frances A. - Cabbala e occultismo nell'Età Elisabettiana - Torino 1982

BREVE DISCOGRAFIA RAGIONATA

  • Cristal Tears - John Dowland and his contemporaries
    Andreas Scholl contretenor - Julian Behr liuto - Concerto di viole - Harmonia Mundi
  • John Dowland - Lute songs
    Alfred Deller contretenor - Robert Spenser liuto - Harmonia Mundi
  • William Byrd - Consort Songs
    Emma Kirkby soprano - Fretwork - Harmonia Mundi
  • William Byrd - Pescodd Time
    Bertrand Cuiller clavicembalo e virginale
  • Elisabethan songs - Thomas Champion
    Drew Minter contretenor - Paul O'Dette liuto - Harmonia Mundi
  • Anthony Holborn - The Teares of the Muses
    Elisabethan Consort Music vol. II - Jordi Savall Hesperion XXI - Alia Vox


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