La Sala del Cembalo del

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Indice / Index

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ISABELLA CHIAPPARA * Les Fées à la Mode

  1. Napoli e Parigi capitali della fiaba barocca: l'opera e il meraviglioso nel Settecento
  2. François Rebel-François Francoeur - Zelindor, roi des Sylphes (Versailles, 1745)
    Andrè-Modeste Gretry -
    Zémire et Azor (Fontainebleau, 1771)
  3. Giovanni Paisiello - L'Osteria di Marechiaro e il Pulcinella vendicato (Napoli, 1769-70)
  4. Antonio Salieri - La grotta di Trofonio (Vienna, 1785)
  5. Shakespeare e il mondo incantato dei Fairy Tales - Henry Purcell - The Fairy Queen
  6. Wunderbare e Marchenoper nel teatro musicale tedesco e viennese alla fine del Settecento: Mozart, Schack, Gerl, Henneberg, Schikaneder (Vienna, 1789-91)
  7. Appendice - Un'incursione nella Romantische Oper - E.T.A. Hoffmann - Undine (Berlino, 1816)

Il Sublime ...à la mode

Antonio Salieri e Giambattista Casti
La grotta di Trofonio (Burgtheater - Vienna, 1785)

L'abate Casti è quegli che ha introdotto il buon gusto e un genere nuovo di stile nelle opere buffe e il suo Teodoro in Venezia, non che diverse altre di lui opere, hanno reso stimabile questo genere di poesia, che finora non meritava la minima considerazione (Juan Andrès)

GrottadellaCascataodeiLadroninelgiardinodiHafodDyfedgallesdaJESmith
Grotta della cascata o dei ladroni nel giardino di Hafod Dyfed (Galles) da J.E. Smith
Fifteen views illustrative of a tour to Hafod London Tav. V fine XVIII sec. - National Gallery of Wales

La grotta di Trofonio di Casti-Salieri andata in scena nel 1785 al Burgtheater di Vienna, rappresenta un caso particolare nella caratterizzazione del magico nell'opera tardo settecentesca. E non perché il soprannaturale non sia uno dei motori della vicenda, anzi lo è in tutte le sue dinamiche che abbiamo già evidenziato nelle analisi delle opere precedenti, soprattutto con la sua irruzione nella vita quotidiana di persone assolutamente normali, alle quali travolge, anche se per breve tempo, l'esistenza, ma perché esso viene trattato in modo assolutamente grottesco e ridicolo. E questo lo dobbiamo alla penna caustica ed ironica dell'autore del suo libretto, quel Giambattista Casti che rivoluzionò la scrittura letteraria dell'opera buffa dandogli una dignità compositiva che fino ad allora non aveva avuto.

Casti è un personaggio cardine nella letteratura di fine Settecento: scrittore fine ed arguto, dissacrante e libertino, "satiro, invaso di lussuria" come fu stigmatizzato dal Parini in un suo sonetto, fu in realtà un ottimo analista della interazione sociale, dei comportamenti tipici della sua epoca, degli intrighi politici e dell'ipocrisia religiosa. Nato ad Acquapendente (Vt) nel 1724 e formatosi al seminario di Montefiascone nella profonda ed arretrata provincia alto laziale, fu invece uomo cosmopolita, con ottime conoscenze in tutta Europa e viaggiatore instancabile, residente in quasi tutte le maggiori capitali del continente, fino a San Pietroburgo e a Costantinopoli. Dopo una prima pubblicazione romana de I tre Giulii, sonetti gioiosi, si mise in evidenza con la scrittura delle Novelle galanti, illustrazioni chiare e irriverenti del libertinismo tardo settecentesco attraverso la descrizione dei segreti della seduzione fra elementi ironici e fiabeschi con le quali smascherava le finzioni della società mondana e del mondo ecclesiastico, ma saranno soprattutto i più tardi Gli animali parlanti, fustigazione satirico-allegorica al pari modo dell'assolutismo e dell'ideologia repubblicana a dargli fama di uomo contrario ai regimi e di libero pensiero.

Dopo un primo incarico come poeta di corte nel 1766 presso Leopoldo I di Lorena, Granduca di Toscana, nel 1777 fu a San Pietroburgo dove collaborò con Paisiello alla corte di Caterina II, con la scrittura di alcune opere buffe fra le quali La finta amante, scritta nel 1780 per un incontro fra l'imperatrice russa e l'imperatore Giuseppe II d'Asburgo nel castello di Mogilev ai confini dei due imperi, per la messa in scena della quale la zarina portò ad una distanza di 1500 Km dalla capitale russa l'intera troupe, scenografi costumisti e strumentisti compresi, con il direttore artistico Bibikof, Casti e Paisiello che potè suonare il suo prezioso clavicembalo donatogli dalla generosa Caterina.

Ma i rapporti in Russia si dovettero guastare per la scrittura di alcune novelle satiriche, le Tartare, che più tardi confluirono nel Poema tartaro che Caterina interpretò, sicuramente a ragione, come rivolto contro la sua figura di sovrana.

Nel 1783 l'abate Casti ritornò a Vienna cercando la carica di Poeta cesareo vacante dopo la morte di Metastasio, carica che però ricevette solo nel 1791 da Francesco II, dopo un suo soggiorno a Costantinopoli, del quale rimangono delle gustose note di viaggio. Durante il suo periodo viennese si ebbe la proficua collaborazione con Antonio Salieri, compositore di corte, per alcuni libretti d'opera che, come il Teodoro, re di Venezia scritto nel 1784 per Paisiello, cambiarono profondamente l'assetto letterario dell'opera buffa ed ebbero un successo travolgente in tutta Europa.

Casti in effetti ebbe il merito, riconosciutogli universalmente, anche da coloro che mal lo giudicavano umanamente come il Foscolo, di aver dato un nuovo valore letterario all'opera buffa, della quale pur mantenendo i suoi tratti distintivi quali l'estro inarrestabile delle invenzioni e la vivacità dei caratteri e delle situazioni, ne accentuava però il distacco dalle trivialità e dalle ingenuità della commedia dell'arte, allontanandone definitivamente le sguaiataggini e le forzature innaturali come la fissità istrionica e le sconvenienze di certe situazioni ai limiti della goffaggine e della scurrilità.

Utilizzando la sua vena polemica e burlesca Casti si immergeva in un determinato ambiente sociale, individuandone gli elementi grotteschi e ridicolizzando certi atteggiamenti manierati che derivavano anche da una malcelata parodia del melodramma serio, nelle sue più plateali manifestazioni come l'eroico o il patetico, fondendo la satira di costume con quella letteraria, ripromettendosi di far divertire con questa, quella stessa mondanità che con "stile agiato e corrente" e "talento pieghevole" dileggiava.

trofonioQuesto è il caso dell'opera La grotta di Trofonio esemplare nel mettere in scena determinati luoghi comuni e topoi della società attirata da nuove mode letterarie ed artistiche come l'amore per l'orrido e il Sublime.

Negli ultimi decenni del Settecento infatti il gusto e l'interesse per il fantastico stava sempre più trasformandosi in una generale fascinazione per quello che Fontanelle chiamò "doloeur agréable", John Dennis "delightful horror" e un anonimo tedesco "Angenehmes Grauen". La radiosa immagine del '700 come età della Ragione e dei Lumi stava trascolorando in una sempre più dirompente propensione verso l'irrazionale. La fede per l'intelletto si accompagnò ad una insolita curiosità verso tutto ciò che era abnorme e innaturale, si diffusero figure ambigue di maghi, negromanti, indovini, il personaggio di Caliostro valga per tutti, si ebbe un'attenzione esasperata per lo spiritismo e le tendenze mistiche ed esoteriche come la Massoneria. Si diffuse un incredibile e fascinoso amore per le rovine, per i cimiteri, per gli orridi naturali ed artificiali, come quelli che venivano ricreati nei giardini paesaggistici, il nuovo orizzonte di gusto si nutriva del mondo eroico medievale e rinascimentale, intriso di passioni selvagge, apprezzava la letteratura primitiva con i Canti di Ossian di MacPherson e l'architettura gotica, possibilmente diruta, si lasciava sedurre dalla visione di paesaggi tempestosi e notturni corruschi, si innamorava della natura ma cupa, contorta, pittoresca, dagli effetti devastanti, si identificava in eroi negativi ribellandosi al moralismo imperante, adorava leggere i romanzi neri dagli scenari foschi e terrifici come The castle of Otranto di Walpole (1764), o The mysteries of Udolpho della Radcliffe (1794).

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a sinistra: P.J.F. Weitsch - Allegoria della morte di Raffael Mengs - Dusseldorf Kunstmuseum
a destra: N.A. Abildgaard - Episodio del roamanzo satirico di L.Holberg Viaggio sotterraneo di Niels Klim - Statens museum for Kunst - Copenaghen

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a sinistra: Hubert Robert - Paesaggio con rovine - Musèe des Beaux Arts - Rouen
a destra: Joseph Wrigth of Derby -
The cloister of San Cosimato - 1789 - Staatlische Museen - Berlin

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a sinistra: Manner of John Hamilton - Mortimer Rocky landascape with banditti - Tate Gallery - London
a destra: William Williams - Thurdersorm with the death of Amelia 1784 - Tate Gallery - London

Tutto quello che poteva generare orrore e raccapriccio, suscitare sentimenti di terrore, divenne di gran moda, riuscendo a trasmettere una gioia e un piacere ben più intenso di qualunque rappresentazione classica della bellezza. Le emozioni, da mero artificio retorico diventarono fonte di godimento estetico in un ribaltarsi stesso del concetto di fruizione, in quanto il Sublime è un processo voluto, costruito come ricerca di soggetti in grado di scatenare la reazione emotiva, in cui è il soggetto a diventare protagonista e non più l'oggetto. In altre parole: il Sublime è nel soggetto che contempla e non nell'oggetto contemplato.

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a sinistra: Scuola inglese - Lord William and the gost of nephew - Tate Gallery - London
a destra: William Turner - Tirner Abbey - Tate Gallery - London

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a sinistra: William Turner - Fishermen at sea 1796 Tate Gallery - London
a destra: Philip James De Loutherbourg - An Avalanches in the Alps - Tate Gallery - London

Questa che si andava configurando come una vera e propria rivoluzione psicologica, in quanto le percezioni individuali trionfavano sulla realtà oggettiva, aveva già trovato una codificazione nel testo fondante sulla concezione del Sublime di Edmund Burke A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful (1756) successivamente rielaborato dalla lettura estetica di Kant, ma la fascinazione per il Sublime era intanto dilagata come fenomeno sociale e di gusto, diventando una vera e propria moda, che coinvolse a tutti i livelli, dai più alti ai più bassi, la cultura e la mondanità negli ultimi due decenni del secolo. Ritornerò in altra sede ad indagare la pervicace presenza del Sublime nell'arte e nella musica della fine del 700, ma la permeabilità di questa particolare estetica nella società fu enorme. A mio avviso è contro queste mode che si rivolge la satira di Giambattista Casti nella Grotta di Trofonio, il cui testo originale dell'opera, che prevedeva più personaggi, sarà reso più stringato dalla collaborazione con il compositore Antonio Salieri.

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a sinistra: Joseph Wrigth of Derby - Vesuvius in eruption 1776-80 - Tate Gallery London
a destra: Heinrich Fussli - Perceval delivering Belisane from the enchantment of Urma 1783 Tate Gallery - London

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a sinistra: Thomas Girtin - Barburg Castle Northumberland 1797 - Tate Gallery - London
a destra: William Turner - Morning amongst the Coniston fells 1798 - Tate Gallery

Che inizia come una garbata commedia galante con due coppie di amanti la cui diversità non potrebbe essere più marcata. Ofelia e Artemidoro amano le letture impegnate, i filosofi greci, odiano l'aspetto esuberante e un po’ sguaiato della vita, ne apprezzano viceversa la spiritualità e l'impegno intellettuale; Dori e Plistene sono invece due allegri ed irriverenti gaudenti, rigettano tuttò ciò che è serio e pensoso, amano solo divertirsi. Per queste affinità il padre delle due fanciulle Aristone conclude le nozze con i due giovani.

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a sinistra: Jean Honoré Fragonard - The progress of love - The meeting - 1771-3 Frick Collection - New York
a destra: Jean Honoré Fragonard - The progress of love - The confession of love (1771-3)

E tutto procederebbe felicemente se non si inserisse l'elemento sovrannaturale che sconvolge l'assetto ormai codificato. Infatti in una grotta nel bosco ai confini del giardino dove vivono le fanciulle si trova l'antro misterioso del mago Trofonio, che con la più pura arbitrarietà, decide di intervenire nelle vite di quei giovani amanti per provare l'efficacia di un suo incantesimo, quello di cambiare le personalità e traformare abitudini e pensieri. Ma chi è Trofonio? L'antico mito di uno Zeus Ctonio, chiamato Zeus Trephonius, a cui era legato uno dei più misteriosi riti oracolari della Grecia antica, non doveva essere evidentemente sconosciuto a Casti che riprende da questo diversi tratti distintivi nella sua descrizione del Mago. Intanto l'elemento sotterraneo della grotta dove si svolgevano i riti che prevedevano la perdita della memoria da parte dell'adepto iniziato ai Misteri, bevendo l'acqua del fiume infernale Lethe e la percezione invece della memoria del dettato dell'oracolo attraverso l'acqua della sorgente Mnemosyne. Anche l'elemento della trasformazione caratteriale in qualche modo si può ricondurre a questo antico rito di iniziazione nel quale l'oblio, simile alla morte, aveva un ruolo fondamentale. Qui però tutto viene ridicolizzato, senza perdere però la sua dose di orrore. L'antro in cui vive il Mago è abitato da spettri suoi seguaci che contrappuntano le sue azioni malefiche, nel libretto il luogo è descritto in termini paurosi:

Un bosco. In fondo una discesa ripida, rocciosa e coperta d'alberi, in fondo alla quale una grotta dall'aspetto selvaggio è coperta di edera e muschio.La grotta ha due ingressi parzialmente ostruiti da cespugli e dai rami che pendono dagli alberi soprastanti

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John Robert Cozens - Grotta nella campagna romana, 1778 - Victoria and Albert Museum - London

Eppure in questa grotta orrorifica e misteriosa, vero topos del paesaggio sublime, entrano di volta in volta i quattro giovani, prima Artemidoro e Plistene che cambiano radicalmente attitudini, terrorizzando le due future spose che non riconoscono in loro gli amanti e li rifuggono, in seguito, ritrovata i due sposi la reale natura, saranno le due fanciulle a cambiare il carattere sconvolgendo anche il padre che pensa ad una improvvisa pazzia ma poi ricordando la presenza nel bosco del Mago Trofonio, attribuisce a lui lo sconvolgimento della loro normale esistenza pregandolo di riportare tutto alla giusta misura e convenienza.

Alla fine si tratta di una geniale commedia dai tempi veloci e leggeri, contrassegnata da una scanzonata allegria anche nei momenti che si vorrebbero spaventosi, che si basa su un gioco di coppie fenomenale, e in cui i pezzi d'insieme sono la parte più importante e significativa. Musicalmente è caratterizzata da un uso molto insistito dei fiati, in particolare clarinetti e fagotti, che hanno un ruolo molto importante nella definizione psicologica dei diversi personaggi. Fin dalla Sinfonia iniziale la scrittura musicale si pone su due piani: quella lugubre e terrifica relativa al Mago e agli effetti del suo incantesimo, debitrice di Gluck e della tragédie lyrique, e quella scherzosa, ma anche lirica e sentimentale, vicina agli ultimi esiti della commedia buffa e del dramma gioioso. I due piani si intersecano l'uno nell'altro senza soluzione di continuità, con i corteggiamenti galanti che si fondono all'orrore, creando un effetto stravagante ma sicuramente di una grande e brillante comicità, che sulla scena doveva apparire godibilissima.

Antonio Salieri, in quegli anni personaggio eminentissimo dell'Europa musicale, aveva scelto di mantenere a corte solo l'incarico di compositore, preferendo dedicarsi soprattutto alla didattica, fra i suoi allievi lo stesso Beethoven che ne parlò sempre in termini lusinghieri, interessandosi in particolar modo all'insegnamento della scrittura della musica vocale e del canto.

Nelle sue memorie così descriverà alcune sue scelte compositive:

Nel principio della sinfonia ho pensato di dare subitoun'idea dello stile dell'opera, il restante è tutto allegro, come lo è tutta l'opera. L'introduzione "Mie care figliuole", ha un carattere di bontà paterna, ma allegra, e di obbedienza figliale amorosa. Qualche segno lascio scorgere del naturale diverso delle due figlie, una seria per natura, l'altra per natura allegra

L'aria a rondò "D'un dolce amor la face" ha un carattere filosofico, che conviene al personaggio che la canta e comincia a sviluppare sempre più il naturale diverso delle due sorelle. L'aria "Spiriti invisibili" con coro infine è puramente magica e mi sembra che la musica ne abbia il giusto carattere. La voce che canta, però per l'effetto deve essere di gran forza e tenebrosa. L'aria "Di questo bosco ombroso" hatutto il suo interesse nell'accompagnamento, e ciò perchè pinge il sentimento delle parole, o ciò che s'intende in essa

Le arie della Grotta di Trofonio descritte da Salieri sono in realtà delle vere gemme come l'aria di Ofelia D'un dolce amor la face di spiccato gusto lirico-sentimentale con l'apporto evocativo dei clarinetti e fagotti e quelle di Artemidoro Di questo bosco obroso e Sognai o sogno ancor entrambe accompagnate dai clarinetti, o la potente evocazione di Trofonio Spiriti invisibili, con il coro degli spettri che ne rende più infernale la percezione. Un ricordo di Haydn si può cogliere nell'aria belcantista Vieni maestro e duce accompagnata da due corni inglesi e un fagotto, mentre deliziose sono l'aria di Dori Un bocconcin d'amante e il La Ra La La Ra La Ra un'arietta divertente e scanzonata, intonata da un'Ofelia trasformata in soubrette. Di sapiente scrittura il trio Venite o Donne, meco... un galantuomo mi sembra... Selvatico non par di Trofonio-Dori-Ofelia, estremamente affascinante nella sua suadente potenza seduttiva e la concitazione dei concertati dei grandi pezzi d'insieme dei finali d'atto e d'opera può soltanto indicarne la chiara matrice italiana e napoletana.

L'opera andata in scena una prima volta a Vienna il 12 ottobre 1785, fu replicata innumerevoli volte, ovunque con un successo straordinario. Alla prima il ruolo di Ofelia fu tenuto dalla Ann Selina (Nancy) Storace, primadonna celebre nei ruoli di soubrette nel genere buffo, futura Susanna nelle Nozze di Figaro di Mozart, mentre Francesco Bonucci, il più famoso buffo caricato del suo tempo interpretava Trofonio. Stefano Mandini specializzato in ruoli di mezzo carattere, Almaviva di Paisiello e poi di Mozart, era Plistene e Vincenzo Calvesi, celebre per la sua voce altamente lirica, naturalmente soave, futuro Ferrando mozartiano, fu Artemidoro. Infine il tenore-baritono Francesco Bussani dalla incredibile longevità vocale fu il padre Aristone e il soprano leggero Celeste Coltellini, Dori, passata alla storia per aver interpretato Nina nell'omonima opera di Paisiello.

Dopo il successo del Teodoro, re di Venezia di Paisiello andato in scena al Burgtheater l'anno precedente e questo della Grotta di Trofonio di Salieri, replicato l'anno successivo con il trionfo di Prima la musica e poi le parole sempre musicato da Salieri, dato al castello di Schonbrunn in occasione della visita a Vienna del duca Alberto di Sassonia e dell'arciduchessa Cristina, in cui si parodiava comicamente l'opera seria Giulio Sabino di Sarti, la fama dell'abate Casti come grande librettista era ormai consacrata.

Discografia

Abbiamo de La grotta di Trofonio di Antonio Salieri un'ottima incisione del 2005 pubblicata da Ambroise e con protagonisti il grande Christophe Rousset alla direzione dei suoi Talents Lyriqués, sempre impareggiabile nel repertorio di fine Settecento. L'opera andata in scena a Losanna il 14-3-2005 in un allestimento divertente ed irriverente che metteva nel giusto risalto il gioco delle coppie e la buffoneria delle situazioni e dei personaggi, riportato in brevi estratti, da un dvd allegato al cofanetto, è un chiaro esempio del rigore filologico con il quale Rousset si avvicina di volta in volta a composizioni capitali del teatro d'opera Sei-Settecentesco, dando ogni volta prova di una grande capacità di conformarsi allo stile dei diversi periodi e di restituirne brillantezza ed efficacia musicale e drammaturgica.

Nel caso de La grotta di Trofonio i numerosissimi pezzi d'insieme dalla ragguardevole velocità e concitazione, così come i brani lirici e sentimentali, resi in modo egregio dagli interpreti, tutti di ottima levatura, la raffinata strumentazione scelta da Salieri per meglio definire caratterialmente i personaggi, sono tutti dati con una vivacità encomiabile e con una brillantezza di colori e dinamiche straordinaria.

Fra gli interpreti degni di nota soprattutto l'Ofelia di Raffaella Milanesi, l'Artemidoro di Nikolai Schukoff e lo splendido Trofonio di Carlo Lepore.

ANTONIO SALIERI
La grotta di Trofonio

Les Talents Lyriquée
Coeur de l'Opéra de Lausanne
direzione Christophe Rousset
Aristone - Olivier Lallouette
Ofelia - Raffaella Milanesi
Dori - Marie Arnet
Artemidoro - Nikolai Schukoff
Plistene - Mario Cassi
Trofonio - Carlo Lepore

Ambroise - AMB9986

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Copyright 2013 Isabella Chiappara Soria

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