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Indice / Index

ISABELLA CHIAPPARA

PASSIONI E FURORI DI ARMIDA

LA MAGA DELLA GERUSALEMME LIBERATA DALLA LETTERATURA ALL'ARTE FIGURATIVA E ALLA MUSICA - LA POETICA DEGLI AFFETTI E LE SUE INTERAZIONI

Le Armide madrigalesche
Armide - La tragédie en musique da Lully a Gluck (1686-1777)
L'Armida di Handel nel giardino incantato di Vignanello (1707)
Il dramma in musica Armida abbandonata di Jommelli (1770)
Il dramma eroico Armida di Haydn (1784)

  • Bibliografia
  • Discografia

Le Armide madrigalesche
Lully / Gluck / Handel / Jommelli / Haydn

Jean Honorè Fragonard - Rinaldo e Armida, 1770-80 - Musèe du Louvre, Parigi

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Bibliografia

  • AA.VV. - Giardini il nuovo Grand Tour - La prima mostra europea di giardini pubblici e privati - a cura di Grandi Giardini italiani e rivista Giardini - Milano 1999
  • Armellini Mario - Armide or Le chevalier Gluck and the tradition of tragédie lyrique - note informative cd Gluck - Armide - Archiv
  • Bardez Jean-Michel - I dibattiti sulla musica nel secolo dei Lumi - in Storia della Musica europea - Torino Torino 2004
  • Carreri Giovanni - La fabbrica degli affetti - La Gerusalemme liberata dai Carracci a Tiepolo - Milano 2010
  • De Médicis François - Le convenzioni operistiche nel XVIII secolo e le opere liriche di Mozart - in Storia della Musica europea - Torino 2004
  • Dorsi Filippo - Rausa Giovanni - Storia dell'opera italiana - Milano 2000
  • Gelli Pietro - Poletti Filippo - Dizionario dell'opera - Milano 2008
  • Alessandro Tagliolini - Giardini di Roma - Roma 1992
  • Varoli Piazza Sofia - Il rinascimento del Rinascimento - in Dimore Storiche - Periodico dell'Associazione Dimore storiche italiane - Anno XV settembre-dicembre 1999 n.3

Discografia

Le Armide madrigalesche

Nel 2004 veniva pubblicato un pregevolissimo cd dell'Ensemble Elyma diretto da Gabriel Garrido, dedicato al rapporto fra Torquato Tasso, Claudio Monteverdi ed altri madrigalisti del suo tempo. L'esecuzione, che riprendeva quella fatta a Palermo nel 1997, nell'ambito di un progetto monteverdiano, si incentrava sulle opere di Monteverdi musicate su versi della Geruralemme liberata di Torquato Tasso, come il Combattimento di Tancredi e Clorinda, i madrigali del Terzo Libro dedicati ad Armida, ed opere di Sigismondo d'India, Domenico Mazzocchi, Francesco Eredi ed altri. L'esecuzione, come tutte quelle che Gabriel Garrido ha dedicato a questo repertorio, è magnifica, perfetta, a mio avviso in assoluto fra le migliori, per giustezza vocale e capacità di rendere le ardite espressioni musicali della Seconda Prattica. Per il Terzo Libro di Madrigali di Monteverdi la mia predilezione và all'incisione per la Glossa della Venexiana.

  • Claudio Monteverdi - Il combattimento di Tancredi e Clorinda et Madrigaux de la Gerusalemme Liberata - ouvres de Stefano Berardi - Claudio Monteverdi - Sigismondo d'India - Francesco Eredi - Domenico Mazzocchi - Biagio Marini - Antonio Cifra
    Ensemble Elyma - direzione Gabriel Garrido
    K617 617095/2
  • Claudio Monteverdi - Il Terzo Libro di Madrigali a cinque voci, 1592 - Ensemble La Venexiana - direzione Claudio Cavina - Glossa

Jean-Baptiste Lully - Armide

Di quest'opera di Lully a mio avviso non abbiamo ancora incisioni di assoluto riferimento. La ormai storica registrazione dell'esecuzione di Philippe Herreweghe a capo dell'orchestra e del coro del Collegium Vocale e della Chapelle Royale con protagonisti Guillemette Laurens e Howard Crook, pur essendo interessante nella parte orchestrale è decisamente meno calzante dal punto di vista vocale, con una Laurens che non riesce a vestire perfettamente i panni della tragédienne, mentre Crook ha una bella voce da haute-contre ma poco spessore drammatico. Se siamo ancora in attesa delle versioni di un Hervè Niquet e d'un Hugo Reyne, un assaggio di quella che potrebbe essere una direzione dell'opera completa di Christophe Rousset alla guida dei suoi Talents Lyrique ce l'abbiamo nello splendido cd "Tragédienne" dove Veronique Gens, lei sì una voce ed un temperamento ideale per questa musica, incarna una serie di eroine della tragédie lyrique francese, tra le quali l'Armide di Lully e quella di Gluck, per entrambe delle quali interpreta l'aria "Enfin, il est en ma puissance", quindi il momento di più alta concentrazione drammatica, accompagnata da un'orchestra dalle mille sfumature dinamiche, che fa solo rimpiangere che Rousset non abbia ancora messo mano alla tragédie nella sua completezza, magari con Cyril Auvity nel ruolo di Renaud.

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Nel 2011 è invece uscito un DVD dell'Armide diretta da William Christie alla testa delle Les Arts Florissants, protagonisti la Stefanie D'Oustrac e Paul Agnew, ripresa della messa in scena del 2008 al Theatre de Champs Elysée con regia di Robert Carsen. Se sulla bravura della D'Oustrac non si può nulla eccepire, molto invece si potrebbe sia sulla direzione che su Agnew, inadatto per il ruolo, comunque entrambi presentando un Lully ormai un po’ troppo datato, elegante sicuramente ma poco incisivo, con dei tempi un po’ lenti. Molto invece ci sarebbe da dire sulla regia di Carsen che lascia sconcertati, divisi fra apprezzamento e decisa insoddisfazione sulle scelte convenzionali e sull'assunto generale della messa in scena. Che si basa su un soggetto registico banalissimo e anche piuttosto di cattivo gusto che della grandezza della musica del Surintendant si fa beffe. Renaud non è altri che un turista che penetrato nella camera di parata di Luigi XIV a Versailles, si addormenta sul letto, sognando l'incontro con Armide. Dopo questo prologo che è un documentario fra le bellezze della reggia, con i ballets che si svolgono fra salons e jardins, e la Sagesse e la Gloire trasformate in guide turistiche, la vicenda continua in una sfera temporale diversa, segnata dal colori grigio argentato degli ambienti (la stessa camera da letto di parata) e dei costumi dei comprimari, del coro e dei ballerini, costumi vagamente ispirati al '600-700, e il rosso del costume di Armide, di volta in volta una sottoveste o un lussuoso abito di corte, e delle scene dell'incantamento. Qui si situa il momento più affascinante della regia che è riuscita a trasmettere la magia del locus amoenus, bisogna anche dire che è anche il momento più alto della direzione di Christie, con Renaud preso nelle spire del sonno ammagliatore sommerso di rose rosse: un momento dal grande fascino evocativo. Altro momento altrettanto intrigante è quello relativo al IV atto con Ubalde e le Chevalier Danois, che vengono anch'essi presi dalla spirale magica con una ballerina nuda che prende le sembianze delle loro amante. Anche in questo caso sia Christie che Carsen riescono a rendere in modo eccelso quella sospensione incantata che c'è in Lully. La D'Oustrac è semplicemente magnifica nel monologo "Enfin il est en ma puissance", realizzato anche musicalmente con le giuste e drammatiche sospensioni. Bellissimo anche il duetto e la Passacaille del V atto anche se si sarebbe preferita una voce meno usurata di quella di Agnew, la cui dizione e portamento sono ancora perfetti, ma un po’ troppo languorosi nei confronti dei toni accesi della D'Oustrac, mentre il finale è assolutamente lasciato nell'incertezza, non si capisce perché Renaud lascia Armide, e l'atto III con una Haine en travesti non è soddisfacente dal punto di vista scenico anche se da quello vocale Naouri è portentoso. Nel finale, con Renaud trasformatosi in persecutore, vestito di rosso, mentre Armide ritrovando biancovestita una sua innocenza si suicida, siamo decisamente lontani sia da Tasso che da Quinault. Naturalmente la D'Oustrac è sempre strepitosa nei momenti capitali della tragédie, e il suo "Le perfide Renaud me fuit" da antologia.

  • Jean baptiste Lully - Armide - Collegium vocale e Chapelle Royale - direzione Philippe Herreweghe - Harmonia Mundi France 901456.57
  • Véronique Gens - Tragédienne - Les Talents Lyriques - direzione Christophe Rousset - Virgin Classics 00946 36762 2 9
  • Jean-Baptiste Lully - Armide - William Christie - Les Arts Florissants - Robert Carsen, regia - DVD e Blu ray - Fra Musica (distribuzione Harmonia Mundi)

Christoph Willibald Gluck - Armide

L'Armide di Gluck è stata incisa dalla Archiv nel 1999 in una esecuzione diretta da Marc Minkowski alla testa del coro e dell'orchesta de Les Musiciens du Louvre, protagonisti Mireille Delunsch nel ruolo di Armide e Charles Workman in quello di Renaud, mentre Laurent Naouri era Hidraot ed Ewa Podles la Haine.

Eccezionali gli interpreti e grande incisività orchestrale, come sempre Minkowski dà prova di una grande energia con dinamiche veloci e potenza di suono. Ma ahimè a mio parere l'Armide di Gluck non è l'Armide di Lully, e anzi mi sembra decisamente fra le sue opere quella meno riuscita, con momenti francamente tediosi nei lunghi recitativi. Anche i momenti drammatici, i due famosi monologhi della maga, sono lontani dallo scatenamento delle passioni che troviamo nella musica del Surintendant. Solo le danze e i cori sono del solito fascino a cui siamo abituati all'ascolto delle opere di Gluck e nell'esecuzione di questo cd la Haine è portentosa, merito sicuramente della Ewa Podles, anche se, senza la forza patetica di quella di Lully. L'impressione è che il musicista settecentesco sia come rimasto bloccato dal testo di Quinault, e forse dall'esempio lullista, e quindi non sia riuscito a dare pieno risalto alle sue enormi potenzialità di compositore. Insomma, nonostante alcune pagine molto belle come l'aria di Renaud "Plus j'oserve ces lieux", a mio parere siamo lontani dalle splendide due Ifigenie e dall'Alceste, che probabilmente davano maggiori possibilità ad esprimere le sue nuove istanze di riforma della tragédie lyrique.

  • Christoph Willibald Gluck - Armide - Coeur des Musiciens du Louvre - Les Musiciens du Louvre - direzione Marc Minkowski - Archiv production -459 616-2

Georg Friedrich Handel - Dietro l'orme fugaci (Armida abbandonata) HWV 105

Armida abbandonata è una delle cantate di Handel più impegnative a mio avviso a livello interpretativo. Come Il Delirio amoroso, Agrippina condotta a morte e La Lucrezia necessita di un approccio decisamente più drammatico e tratrale delle altre cantate romane, il cui milieu arcadico comporta dei toni più eleganti e di classica compostezza e moderazione. Come molte cantate di Scarlatti, come ad esempio l'Arianna, richiede interpreti che ne esaltino le componenti patetiche e che siano in grado di esprimere i contrastanti affetti che la dominano. Questo è il motivo per il quale l'esecuzione di questa cantata nel II cd che La Risonanza, diretta da Fabio Bonizzoni, ha dedicato alle cantate italiane di Handel, nella pur eccezionale impresa di tutta la raccolta, non mi mai convinta del tutto. Non tanto dal punto di vista strumentale, anche se sono forse le stesse scelte dinamiche ad orientare l'interpretazione, ma Emanuela Galli, voce a mio avviso poco idonea a questo repertorio, ha accenti troppo languorosi e lamentosi, che non si adattano ai toni intensi della maga, che sarà pure abbandonata, ma di certo non ha perso i suoi accesi furori. Ad esempio il primo recitativo accompagnato non ha forza patetica e soprattutto è assolutamente lasso il momento cruciale della cantata, la fine cioè del secondo recitativo accompagnato e l'inizio dell'aria seguente "Ah! no fermate. Venti, fermate sì". In effetti per tutta la cantata l'impressione è più di una narrazione della vicenda occorsa ad Armida, piuttosto che il vivere l'azione stessa.

Questa forte esigenza di drammatizzazione e teatralizzazione l'ho trovata invece esemplarmente condotta nell'interpretazione di Roberta Mameli nell'esecuzione splendida, come lo è tutto il cd di Cantate italiane di Handel di recentissima uscita, del Contrasto armonico diretto da Marco Vitale. E da una conversazione con il musicista ho trovato conferma che siano state delle vere scelte interpretative da parte sua, che poi il bravissimo soprano romano ha magistralmente espresso. Quanta forza ha quel "Ah! fermate", quanti reali sospiri d'amore disilluso ci sono nelle parole e nel canto di Armida, quanto furore e disperazione. Finalmente cogliamo quella forza patetica che Handel doveva poi ritrovare nelle sue eroine inglesi, le Cleopatra, le Rodelinda, le Alcina. Incarnare quella forza è il grandissimo merito che va a Marco Vitale e a Roberta Mameli. Un bravò!!!

  • Georg Friedrich Handel - Le Cantate per il Marchese Ruspoli - II - Emanuela Galli - Roberta Invernizzi - La Risonananza - direzione Fabio Bonizzoni - Glossa GCD 921522
  • Georg Friedrich Handel - Cantate 01 - Roberta Mameli soprano - Contrasto armonico, direzione e clavicembalo: Marco Vitale - Ayros 5 902768 283006

Niccolo Jommelli - Armida Abbandonata

Abbiamo una sola esecuzione di questa splendida opera di Jommelli ma di tale altissimo livello che permette di scoprire e mettere nel giusto risalto tutto il genio musicale di Jommelli. A cominciare dagli interpreti che sono veramente eccezionali: l' Armida di Ewa Malas-Godlewska, il Rinaldo di Claire Brua, il Tancredi di Gilles Ragon in primo luogo. Ma anche l'Erminia di Veronique Gens, il Rambaldo di Laura Polverelli, l'Ubaldo di Patricia Petibon e il Dano di Cécile Perrin. Un vero parterre di grandissime voci, come per altro richiesto dalle difficoltà stratosferiche della partitura, che danno vita ad un vero teatro degli affetti. Bisogna soltanto ascoltare la Malas-Godlewska nella sua terribile aria di bravura "Odio, dispetto, furore", le note staccate e picchettate nella tessitura acutissima, da togliere il fiato, oppure lo straziante afflato patetico de "Se la pietà", o Claire Brua nel suo lacerante "Resta ingrata io parto" o negli accenti dolorosi di "Caro mio ben". Splendido il loro duetto, un capolavoro di fusione armonica. Ma è anche strepitoso il Tancredi di Gilles Ragon, un tenore dalla incredibile bravura e dal bellissimo timbro che presta alle impervie colorature di "Non è viltà" e "Fra l'orror".

Naturalmente alla base c'è la direzione smagliante di Christophe Rousset alla guida de Les Talents Lyrique, del quale io non smetterò mai di esaltare la grandissima capacità di avvicinare questo temibile repertorio di fine Settecento, assai complesso dal punto di vista orchestrale, con tempi e dinamiche che hanno dell'eccezionale. La vivacità e la brillantezza dei suoi colori danno uno smalto unico a questa musica che con i suoi crescendo e diminuendo abbisogna di una direzione energica, ma anche contemplativa nei momenti patetici che non sono meno affascinanti.

E' quindi un'interpretazione da antologia che vi invito ad ascoltare, non credo che alcuno ne rimarrà deluso.

  • Niccolo Jommelli - Armida abbandonata - Les Talents Lyrique - direzione Christophe Rousset - Ambroise AMB 9983

Joseph Haydn - Armida

Nel 2000 un'esecuzione dell'Armida fu data da Nicolaus Harnoncourt al Musikverein di Vienna seguita da una incisione della Das Alte Werk - Teldec che ha dello straordinario.

Potremmo intitolare questa esecuzione l'Armida della Bartoli tale è totale la presa di possesso del ruolo e l'incarnazione della maga del Tasso operata dallo splendido mezzo soprano romano. Una interpretazione da brivido che cancella quella della Jessie Normann nell'esecuzione di Antal Dorati, il primo comunque a mettere mano al catalogo operistico di Haydn con una serie di incisioni notevoli della Philips. Cecilia Bartoli riesce a dare degli accenti di tale desolata umanità ad Armida, come mai li avevamo prima ascoltati. E ciò è tanto più sorprendente perché l'opera di Haydn non ha quei momenti di virtuosità siderali a cui il mezzo ci ha abituati e che sono presenti ad esempio nell'altra sua splendida incarnazione di un personaggio di Haydn, l'Euridice dell'Orfeo ed Euridice l'Anima del Filosofo ossia. Il suo canto è tutto sfumature chiaroscurali, la sua capacità di accentare e dare colori nuovi ad ogni frase musicale diventano qui straordinari. Se nelle arie è impareggiabile il suo capolavoro è il lungo recitativo accompagnato dell'ultimo atto, quella scena della selva incantata che anche a livello orchestrale è una delle pagine più alte e veramente magnifiche della partitura. Quel "Ah! Non ferir t'arresta" a cui segue una tale tempesta di affetti contrastanti da annichilire ancora oggi l'ascoltatore. La forza patetica della Bartoli ha dell'eccezionalità, proprio perché passa dalla dolcezza suadente, al malcelato timore al furore estremo, le passioni si riverberano nel suo canto cesellato ma potente con una tale capacità di coinvolgimento emotivo che è rarissimo cogliere se ad operarlo non sono degli enormi interpreti. Tale è la Bartoli che qui non sfoggia quel virtuosismo esasperato che a taluni appare eccessivo, ma "solo" mezze tinte, tutte basate sugli accenti. Al suo fianco un ottimo Christophe Prégardien, eroico come richiede il suo ruolo, ma anche in grado di trasmettere quella fragilità del personaggio, incerto e combattuto fra dovere e passione d'amore, veramente pregevolissimo il suo "Cara, è ver, io son tiranno". Anche la Patricia Petibon dimostra le sue notevoli doti di soprano leggero nel ruolo di Zelmira, particolarmente bella la sua interpretazione dell'aria pastorale "Torna al caro ben", sempre nel III atto.

La direzione di Harnoncourt alla guida del suo magnifico Concentus Musicus Wien è come al solito fortemente chiaroscurata, dalle dinamiche possenti e dai colori incisivi. La necessità di rendere l'opera più concisa e di forte impatto emozionale lo ha portato a tagliare molti dei recitativi secchi, e questo può naturalmente falsarne la lettura. Considerando che però siamo di fronte ad una registrazione dal vivo, queste piccole pecche filologiche sono peccati veniali, come la ripresa nel finale della marcia della scena 4 del I atto, e l'aggiunta di sonorità "turche" nelle percussioni della sinfonia.

Insomma un ascolto sublime, che apre a chi ancora non conosce l'Haydn operista, un universo di bellezza che non ha nulla da invidiare a quello di Mozart.

  • Joseph Haydn - Armida - Concentus Musicus Wien - direzione Nicolaus Harnoncourt - Das Alte Werk - Teldec B00004YSFQ
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Antonio Maria Vassallo - Armida e Rinaldo - Museo di Belle Arti, Rio de Janeiro

Gli amori di Armida e Rinaldo furono musicati innumerevoli volte. Oltre alle opere che ho scelto per questo saggio conosciamo drammi in musica tratti dalla Gerusalemme liberata con protagonista Armida di: Sarro (Napoli 1718), Traetta (Vienna 1761), Manfredini (Bologna 1770), Salieri (Vienna 1771), Sacchini (Firenze 1772), Mislivececk (Milano 1780), Cherubini (Firenze 1782), Sarti (Pietroburgo 1786), Zingarelli (Roma 1786). Alcune di queste meriterebbero esecuzioni che ne mettano in risalto il valore, ad esempio sicuramente quella di Traetta, della quale la Sinfonia e due ampie arie (O portento, o stupor,...di quest'aura, di quest'onda - Rinaldo) furono incise qualche anno fa, in un cd pubblicato dalla rivista Amedeus, dal maestro Camerlingo, mostrando la capacità riformatrice di questo grande musicista, che possiamo sicuramente avvicinare a Jommelli e Gluck.

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Giambattista Tiepolo - Rinaldo e Armida nel giardino, 1742-45 - The Art Istitute of Chicago

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