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CD & DVD Reviews

Indice / Index

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ANTONIO VIVALDI (1678-1741)

CUPIDO TU VEDI

Concerto per flauto, archi e continuo in la minore RV 440
Cantata RV 679 Che giova il sospirar, povero core
Concerto per violoncello, archi e continuo in re minore RV 406
Cantata RV 678 All'ombra di sospetto
Concerto per 2 flauti archi e continuo in do maggiore RV 533
Cantata RV 682 Vengo a voi luci adorate
Concerto flauto, archi e continuo in sol minore op. 10 n. 2 RV 439 La notte

Raffaella Milanesi - soprano
Marco Ceccato - violoncello
Manuel Granatiero, Laura Colucci - flauto traversiere
Accademia Ottoboni

Stradivarius STS 33856

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Fra le tante incisioni che in questi ultimi tempi stanno investigando ruolo, forme e modi del genere della cantata fra Seicento e Settecento, una dedicata ad Antonio Vivaldi spicca per originalità e qualità. Si tratta di un CD Stradivarius che vede il soprano Raffaella Milanesi interpretare tre bellissime cantate del Prete rosso, accompagnata da un gruppo di valenti musicisti, virtuosi dei loro strumenti, a loro volta interpreti di concerti per flauto traversiere e violoncello.

E questa è la prima particolarità di questa incisione, nella quale ognuno degli interpreti si pone come primus inter pares: i concerti per strumento solistico e le cantate per voce sola di soprano pongono di fronte alla ricerca vivaldiana nel sondare le possibilità intrinseche di ogni strumento, ma anche nel valutare le potenzialità della voce, accostandole alla sperimentazione strumentale in uno scambio reciproco ma anche di netta differenziazione di genere. In altre parole Vivaldi sperimenta la duttilità della voce in un virtuosismo spesso esacerbato, che ricorda le stesse esperienze realizzate sugli strumenti da lui eletti: violino in primis ma naturalmente anche flauto e violoncello. Per questi ultimi egli scrisse una grandissima quantità di opere: 28 concerti e più di 10 sonate per il violoncello, 62 composizioni strumentali e 25 vocali per il flauto, a cui si deve aggiungere la presenza in moltissimi casi di questi due strumenti in opere e cantate.

Uno dei concerti presenti in questa registrazione è il Concerto per violoncello in re minore RV 406, composto intorno al 1730 forse ad uso delle putte dell'Ospedale della Pietà, anche se non si può escludere una committenza non italiana. Si tratta di un bellissimo concerto in cui lo strumento, dialogando con gli archi e il continuo, nel primo tempo Allegro non molto realizza una serie di colpi d'archetto molto veloci e percussivi. Invece nell'Andante centrale il suono si fa morbido e suadente, con una di quelle struggenti armonie sognanti di cui Vivaldi è grande inventore. Marco Ceccato esegue in modo eccelso questa musica, esaltandone tutte le possibilità armoniche, dalle pagine più oniriche centrali a quelle, di un virtuosismo esasperato, del minuetto finale.

Il concerto per traversiere in la minore RV 440, della tarda maturità del compositore, si caratterizza anch'esso per un virtuosismo ai limiti dell'ineseguibilità. Infatti il manoscritto riporta numerose correzioni di mano dello stesso Vivaldi, probabilmente apportate su diretta richiesta dell'esecutore. In questa registrazione Laura Colucci ha voluto ripristinare il pensiero compositivo originario dell'autore, con le sue appoggiature e legature sulla parte del flauto. E la giovane flautista lo fa in modo eccellente, dando mostra di grande sensibilità interpretativa e musicale.

Non è da meno Manuel Granatiero, l'altro bravissimo flautista del gruppo, che si cimenta in un must tratto dall'opera X, il concerto in sol minore detto La Notte, composto negli anni Dieci del Settecento, uno dei concerti più visionari che dobbiamo al veneziano. L'afflato magico dei suoi Largo, il potente effetto descrittivo nei Fantasmi e nel Sonno, fanno di quest'opera assolutamente magistrale un brano con il quale i flautisti si devono confrontare e Manuel Granatiero lo fa in modo magnifico, con colori e dinamiche di una bellezza e suggestione notevoli. I due interpreti poi suonano insieme il Concerto in do maggiore RV 533, affascinante nel dialogo fra i due strumenti.

Ed infine le tre cantate, interpretate dal soprano Raffaella Milanesi. La prima RV 679 Che giova il sospirar, composta da due recitativi e due arie, fu realizzata e dedicata al Duca Anton Ulrich von Sachsen Meiningen, uno degli ultimi protettori di Vivaldi, intorno agli anni Trenta. La prima aria Nell'aspro tuo periglio è drammatica, con salti discendenti che sottolineano gli interrogativi del cuore con accenti languorosi e patetici, mentre la seconda Cupido tu vedi, caratterizzata da un maggiore virtuosismo, è centrata su un pathos più incisivo e vibrante, che gli archi e la voce sottolineano con destrezza.

La seconda cantata All'ombra di sospetto RV 678 è anch'essa in quattro sezioni e accompagnata dal flauto traverso di Granatiero. Fu composta nei primi anni Trenta, facendo parte di un corpus di 12 cantate composte per la corte di Dresda: la parte di flauto obbligato che accompagna i virtuosismi della voce fu infatti scritta probabilmente per il grande virtuoso dello strumento Pierre Gabriel Buffardin. Granatiero e la Milanesi gareggiano in bravura in questa cantata, dove appoggiature, trilli ed altre ornamentazioni virtuose hanno il ruolo maggiore, più che l'intensità drammatica.

La terza cantata Vengo a voi luci adorate RV 682 è sicuramente la più affascinante, anche se più breve: è divisa in tre sezioni e fu composta non prima del 1734. È anche la cantata più sperimentale, nella quale il violino gioca un ruolo importante: non si può non citare la bravura con cui il primo violino del gruppo, il bravissimo Giorgio Sasso, disegna le quinte diminuite della prima aria così come i salti cromatici di una nota singola sincopata che caratterizzano la seconda. La prima aria unisce la cantabilità ad un ritmo sostenuto, mentre nella seconda aumenta il pathos e di conseguenza il virtuosismo. Anche il recitativo centrale è molto bello, di una scrittura estremamente drammatica.

Queste tre cantate sono interpretate da Raffaella Milanesi in modo magistrale. La sua notevole voce, dal bel timbro scuro e morbido, duttile nelle agilità, profonda ed estesa in tutta la sua tessitura, con bei gravi e luminosi passaggi nel registro acuto, è veramente ammaliante: l’averla ascoltata di recente in concerto in due di queste cantate non fa altro che confermare il giudizio più che positivo.

Insomma un CD, di un giovane e credo per molti sconosciuto ensemble di grandi talenti, che avrebbe meritato sicuramente più attenzione di quanta ne abbia ricevuta dalla stampa specializzata e che vale assolutamente la pena di ascoltare.

Isabella Chiappara, 23 giugno 2012

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