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COSTUME E MUSICA NELLE CORTI
DELL'ETÀ RINASCIMENTALE E BAROCCA

Dott.ssa prof.ssa ISABELLA CHIAPPARA SORIA

LE CORTI RINASCIMENTALI ITALIANE

- 1540 - 1570 -

GENTILUOMINI IN NERO

A scorrere la ritrattistica maschile italiana del '500, soprattutto dagli anni '20, non si può non rimanere colpiti dalla massiccia presenza di ritratti in nero, ovvero gentiluomini che hanno scelto vesti nere per la loro immagine pubblica, che da questa data abbandona sempre più una dimensione personale ed intima, per divenire d'apparato. E' come se una marea di lava nera fosse colata su tutta la pittura italiana, da nord a sud, da Tiziano a Bronzino, da Lorenzo Lotto al Parmigianino, solo per citare alcuni dei più grandi ritrattisti italiani. E' naturalmente in gran parte spiegabile con l'influenza del Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione e della sua scelta assoluta per il nero come colore atto ad esprimere gravitas e sosiego, anzi "gravità riposata" (1).

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Ma non si tratta del solo nero. Infatti nella scelta per il colore nero, che quasi sempre si presenta assoluto, con l'assenza di decorazioni e gioielli vistosi e la sola camicia di lino bianco a rischiarare tale atra e quindi melanconica dimensione, possiamo vedere la volontà di seguire gli antichi ed in particolare Orazio e la sua dottrina dell'Aurea mediocritas. E' nel giusto mezzo, ossia nella lontananza dagli opposti eccessi, o poco o troppo, che è infatti da vedere, dal punto di vista sia etico che estetico, la "misura" in virtù come in arte, ed è in questo che secondo le parole del Castiglione eccellono gli italiani, rimanendo un modello di gusto per tutta Europa pur nella loro disgrazia di aver perso libertà ed autonomia.

"Vero è che io per me amerei che non fossero estremi in alcuna parte, come talora suole essere il francese in troppa grandezza, e il tedesco in troppa piccolezza, ma come sono e l'uno e l'altro corretti e ridotti in miglior forma dagli italiani" (Libro del Cortegiano II 5.9)

E' alla luce di questa Mediocritas che vanno letti molti ritratti cinquecenteschi, naturalmente non solo italiani, perchè c'è un grandissimo personaggio che di questo modello fece il suo stile personale. Parliamo naturalmente di Carlo V, l'Imperatore sul cui regno "non calava mai il sole", l'uomo più potente del suo tempo, che nei suoi ritratti, pensiamo soprattutto a quello di Tiziano del 1548 all'Alte Pinakothek di Monaco,musab05 ostenta sempre una "moderazione nel vestire" che diventa però segno di Decoro e di Maiestas secondo Giovan Battista Pigna nel suo Principe (1561). Parlando di Carlo V Pigna scrive:

"... era affabile e mansueto nel parlare e nel sembiante, e moderato nel vestire e nel resto dela vita sua, però con decoro sempre, e ancora splendido con magnificenza reale, secondo le debite circostanze dè luoghi, dè tempi, et delle persone."

Di questa "moderazione nel vestire" si faranno testimoni moltissimi gentiluomini italiani e spagnoli, dato che anche Filippo II, figlio ed erede di Carlo V se ne farà portatore.

D'altra parte la moda maschile dei decenni centrali del '500, è caratterizzata comunque da un equilibrio di forme e volumi, che fanno di questo periodo forse il più misurato non solo del secolo ma dell'intero periodo di Antico Regime almeno fino alla fine del Settecento e all'Ottocento romantico e borghese, che per altro riprenderà, sotto l'influenza inglese, molte delle tematiche sopra enunciate.

Già verso la fine degli anni '20 la silhouette si assottiglia, si verticalizza, abbandona in molti casi i grandi volumi di saii e roboni. La ragione di questo cambiamento è dovuta innanzitutto all'avvento di forme vestimentarie derivate da quelle militari. E' risaputo che dalla fine del Quattrocento le modalità delle forme di combattimento in guerra si erano notevolmente modificate, per l'uso della polvere da sparo, che aveva a poco a poco resa inutilizzabile la cavalleria pesante, almeno nelle sue forme medievali. Clamorose sconfitte militari di quest'ultima avevano costellato gli ultimi decenni del secolo e messo alla ribalta le truppe appiedate armate di picche e archibugi, formate dalla fanteria svizzera e tedesca, i terribili lanzichenecchi nel gergo popolare.

Già dopo la disfatta di Nancy (1477), dove venne annientato il Ducato borgognone, si parlava delle strane vesti stratagliate, o accoltellate, imputate ad un selvaggio saccheggio degli abiti dei caduti, ma molto più ragionevolmente dovute allo strategico taglio del tessuto in punti sensibili del corpo umano sottoposto allo sforzo: soprattutto gambe e dorso. Questo, sartorialmente, portava alla nascita di forme separate per le gambe, calze e cosciali , che in pochi decenni diventeranno veri e propri calzoni, e di forme abbreviate per il dorso, come l'uso di corti giubboni imbottiti e coletti senza maniche, insieme a mantelli di forma semicircolare, le cappe.

Furono queste vesti che si imporranno sempre di più, dando all'immagine maschile una baldanza virile, sempre più accentuata, e resa macroscopica dal massiccio uso della braghetta, che ormai totalmente visibile, viene ostentata come un arrogante segno di mascolinità. Il ritratto che segna l'avvento di queste mode ci perviene da Brescia, è di Alessandro Bonvicino detto il Moretto e il gentiluomo in questione è probabilmente un membro della famiglia degli Avogadro.musab06a Siamo nel 1526 ma queste vesti sono così all'avanguardia da stupire. Cosciali aderenti alla gamba con un motivo di accoltellatura particolarissimo, a rosette; calzette arrotolate intorno alla giarrettiera al di sopra del ginocchio, e soprattutto, giubbone rosso come i cosciali e con la medesima accoltellatura che risalta sulla camicia bianca, coletto nero con corti spallacci e cappa sempre nera su una sola spalla. La camicia riccamente ricamata, ha abbandonato le forme ampie e scollate dei decenni precedenti, per la forma accollata e chiusa sulla gola, e i capelli, che dobbiamo presumere ancora lunghi sono completamente raccolti all'interno dello scufion, sormontato da una berretta molto più contenuta. Anche lo scufion, sorta di turbante rigido, veniva dall'uso militare, lo portavano infatti gli imperiali alla battaglia di Agnadello del 1509, e naturalmente anche l'ostentazione della spada, che diventa irrinunciabile per il mondano "uomo d'armi" è un segnale ulteriore di quanto l'immagine maschile vada previlegiando una dimensione di totale allontanamento da una, seppur solo formale, vicinanza al mondo femminile. I capelli verranno infatti drasticamente accorciati e presto compariranno baffi e barbe a testimoniare la virilizzazione in atto. La dicotomia sessuale diventerà una priorità assoluta, laddove anche il colore delle carni, bianche quelle donnesche, brune quelle maschili sanciranno la differenza.

Ben poco cambierà nella moda maschile nel proseguo del '500. Giubbone, calzoni e coletto rimarranno la base vestimentaria dove i cambiamenti interverranno esclusivamente nelle forme. Ad un periodo di verticalità, accentuata dalle linee allungate del dorso, della quale il miglior esempio è dato dal Ritratto di Gentiluomo di Giovan Battista Moroni alla Ambrosiana del 1554 musab07acon la sua sobria sinfonia di neri e grigi, seguirà viceversa una grande accentuazione dei volumi nella parte alta della gamba, con calzoni sempre più gonfi ed imbottiti. Sono testimonianza di questa fase ancora diversi ritratti del Moroni, in particolare quello di Pietro Secco Suardo agli Uffizi del 1563,musab08a con già la piccola lattuga della camicia che risalta intorno alla gola, ma sostanzialmente nella sua austerità ancora abbastanza equilibrato, e quello di Bernardo Spini del 1572 all'Accademia Carrara (foto 9). In dieci anni lo stile è molto cambiato, pur nell'assolutezza del nero, l'aurea mediocritas italiana sembra decisamente abbandonata a favore dell'eccesso. Come interpretare altrimenti la grande enfiatura dei calzoni detti "alla castigliana", la gorgiera e i manichelli sempre più esuberanti , la vistosa berretta a tozzo, la eccessivamente troppo corta cappa. Tutto questo riconduce non solo ad una maggiore aderenza al modello spagnolo, ormai dominante, ma soprattutto ad una perdita della Grazia e del Decoro a fronte di una arrogante supremazia di casta. Questa fu musab09ala vera dis"grazia" che potè colpire gli italiani.

E' il caso di ricordare ancora le parole del Castiglione:

"Ma avendo io già più volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l'hanno, trovo una regola universalissima ... E cioè fuggire quanto più si può, e come un asprissimo e pericoloso scoglio, l'affettazione, e per dire forse una nuova parola, usare in ogni cosa una certa sprezzatura che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia ... e per lo contrario, lo sforzare ... dà somma disgrazia ..." (Libro del Cortegiano I 4.82-85)

NOTE

  1. Castiglione traduce in modo interpretativo la parola spagnola "sosiego" (letteralmente sussiego) in "riposo", da qui la pertinenza con la "gravitas"

(c) 2011 Isabella Chiappara Soria


BIBLIOGRAFIA

  • AA.VV. Giovan Battista Moroni (1520-1578) - Catalogo della Mostra, Bergamo 1979
  • Chiappara Soria Isabella - Storia della Moda in Italia - 1490 -1590 - Dispense Accademia Belle Arti di Viterbo - Anni Accademici 1992-2009
  • Levi Pisetzky Rosita - Storia del Costume in Italia - Il Cinquecento - Milano 1966
  • Quondam Amedeo - Tutti i colori del nero - Moda e cultura nell'Italia del Cinquecento - Vicenza 2007


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