ato nel 1715 e morto nel 1783, Nares appartiene alla generazione immediatamente successiva a Handel, ma non a quella che si potrebbe semplicemente definire «post-händeliana». La sua formazione e la sua carriera lo collocano infatti nel cuore stesso delle istituzioni musicali inglesi: fu chorister alla Chapel Royal sotto Bernard Gates, ne seguì la scuola, lavorò a York Minster e nel 1757 ottenne il titolo di Doctor of Music a Cambridge; successivamente sarebbe tornato alla Chapel Royal come organista. La sua produzione fu in larga parte destinata alla musica ecclesiastica, genere nel quale la cultura musicale britannica del Settecento conservava una propria identità assai forte.
Questo retroterra è importante anche quando si affronta il Nares strumentale. L'organista non è un semplice «compositore di pezzi facili»: dietro la scrittura per tastiera c'è un musicista abituato al contrappunto, alla retorica della frase, all'accompagnamento e soprattutto a una concezione funzionale della musica, nella quale il gesto compositivo e quello didattico possono coincidere. È precisamente qui che Il Principio acquista un interesse che va ben oltre quello di un antico metodo per principianti.
Il Principio, or a Regular Introduction to playing on the Harpsichord or Organ è generalmente datato intorno al 1760 e fu pubblicato a Londra; l'edizione superstite è associata all'editore Welcker. Composto da tre “Essays” e otto “Lessons”.
Il titolo italiano è già, a suo modo, intrigante. Il Principio non significa semplicemente «l'inizio»: evoca il punto dal quale si comincia a costruire qualcosa. E infatti l'ambizione di Nares non è soltanto fornire una raccolta di esercizi, ma predisporre un percorso ordinato di accesso alla pratica musicale. La stessa letteratura musicologica sull'educazione musicale inglese del Settecento sottolinea il carattere progressivo dell'opera: Nares immagina che l'insegnante possa procedere «step by step», utilizzando il volume come una sorta di intelaiatura didattica, mentre il repertorio successivo potrà essere scelto in funzione del gusto del maestro e delle capacità dell'allievo. Non abbiamo davanti un «metodo» nel senso ottocentesco del termine, quello che porta quasi naturalmente verso Czerny, Hummel o gli innumerevoli metodi pianistici del secolo successivo. Siamo ancora in un mondo nel quale imparare a suonare significa imparare contemporaneamente una grammatica, un gesto e un linguaggio.
Le tre Essays costituiscono dunque una sorta di premessa teorico-pratica; le otto Lessons ne rappresentano la concretizzazione musicale. La struttura è stata definita anche come una raccolta di pezzi didattici progressivi, articolati in due o tre movimenti.
Nel Settecento inglese lesson è un termine estremamente elastico. Non indica necessariamente un esercizio tecnico nel senso moderno: può essere un vero e proprio brano destinato allo studio, spesso sufficientemente caratterizzato da poter vivere anche al di fuori della pura situazione didattica. Il termine appartiene alla cultura del harpsichord lesson, genere nel quale compositori come Handel, Thomas Arne, William Boyce e lo stesso Nares si muovono con grande naturalezza. Nares aveva già pubblicato, nel 1747, gli Eight Sets of Lessons for the Harpsichord, seguiti dalle Five Lessons del 1759 e, più tardi, da altre raccolte. Il Principio va quindi considerato non come un episodio isolato, ma come il punto nel quale la sua esperienza di compositore e insegnante viene trasformata in un progetto metodico.
Dal punto di vista stilistico, Nares è particolarmente interessante perché si trova in una zona di confine. Da una parte rimangono elementi fortemente radicati nella tradizione inglese e händeliana: chiarezza contrappuntistica, solidità armonica, senso della cadenza, frequente ricorso a procedimenti sequenziali e una certa gravitas della costruzione musicale. La cultura inglese della metà del secolo continuava infatti a guardare a Händel come a un riferimento fondamentale.
Dall'altra, la scrittura didattica di Il Principio partecipa a quel processo di semplificazione e chiarificazione del linguaggio che conduce verso la sensibilità galante e, più avanti, verso lo stile classico, sebbene non sia opportuno definire Nares un «pre-classico» ante litteram. È semmai un compositore perfettamente inserito nella pluralità stilistica dell'Inghilterra settecentesca, dove il contrappunto di ascendenza barocca, il melodismo italiano, la chiarezza fraseologica galante e la tradizione organistica inglese potevano convivere senza necessariamente essere percepiti come sistemi incompatibili.
saladelcembalo.org - 27 settembre 2026