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THOMAS AUGUSTINE ARNE (London 1710 - 1778)
VIII Sonatas or Lessons for the Harpsichord (1756)
Recorded in Borgo Ticino (Novara, IT): 2026 March 15-18 Italian harpsichord after Carlo Grimaldi (1697) built by F. P. Ciocca (2023). Audio eng. M. De Gregorio
Thomas Arne e la sonata per tastiera nell’Inghilterra georgiana
a raccolta di sonate qui registrata integralmente dal nostro Fernando De Luca al cembalo Grimaldi, riveste un interesse particolare nella storia della musica inglese per tastiera. Arne fu infatti il primo compositore inglese a utilizzare esplicitamente il termine sonata per opere tastieristiche, in un momento in cui tale denominazione era già ampiamente diffusa sul continente, due esempi fra tutti, Domenico Scarlatti e Carl Philipp Emanuel Bach.
In queste pagine convivono la tradizione delle lessons inglesi, il gusto galante, l’eredità di Händel e il fascino delle innovazioni scarlattiane. Il risultato è una musica di dimensioni modeste ma di grande interesse storico e stilistico: un laboratorio nel quale la sonata inglese muove i suoi primi passi verso il Classicismo.
Quando si parla di Thomas Augustine Arne (1710-1778), la storiografia musicale tende a ricordarlo soprattutto come autore teatrale e vocale: operista di primo piano nell’Inghilterra del XVIII secolo, violinista, flautista e clavicembalista di notevole talento, egli occupò una posizione centrale nella vita musicale londinese. Eppure, accanto alla produzione scenica, lasciò un catalogo strumentale tutt’altro che trascurabile, comprendente ouverture orchestrali, concerti per tastiera e orchestra, sonate per due violini con basso continuo e, soprattutto, le Eight Sonatas or Lessons for the Harpsichord, pubblicati da John Walsh a Londra nel 1756.
Le sonate di Arne colpiscono anzitutto per le loro dimensioni contenute. I movimenti sono generalmente brevi e concisi; fatta eccezione per la Sonata IV (dove una Fuga viene inserita subito dopo un movimento in tempo di Siciliana), ogni sonata comprende uno, due o tre movimenti soltanto. Particolarmente caratteristici sono i movimenti lenti, che spesso non si configurano come sezioni autonome ma come brevi episodi di collegamento, talvolta limitati a poche battute (indicati come Adagio o Arpeggio). Secondo l’uso dell’epoca, la loro funzione serve a creare un momento di sospensione e respiro — quasi un invito all’improvvisazione estemporanea dell’esecutore — prima della ripresa del discorso musicale.
Sul piano stilistico, Arne privilegia una scrittura melodica cantabile ed espressiva, sostenuta da un’armonia fluida, elegante e sostanzialmente conservatrice. Il gusto galante emerge con particolare evidenza nella frequente presenza di ritmi e gesti derivati dalla danza. Anche quando i movimenti non recano esplicite indicazioni coreutiche, il loro carattere è spesso inequivocabile. I movimenti iniziali delle Sonate V e VI hanno l’andamento di autentici minuetti, mentre i finali delle Sonate IV e VI sono chiaramente riconducibili alla giga inglese. Il minuetto, in particolare, sembra occupare un posto privilegiato nell’immaginario di Arne: una scelta perfettamente coerente con l’estetica rococò e con la ricerca di grazia, equilibrio e leggerezza tipica del gusto dell’epoca.
Curiosamente, alcune testimonianze suggerirebbero che Arne intendesse in parte prendere le distanze dal peso e dalla monumentalità dello stile tastieristico di Händel, perseguendo invece un ideale più leggero, melodico e “cantabile”, perfettamente allineato all’estetica galante (C. Vere Pilkington, in A Collection of English 18th Century Harpsichord Music, 1956; ndr. notiamo che quella di Pilkington non fu una precisa citazione da testimonianza diretta, ma piuttosto una propria interpretazione storica). Più evidente appare l’influenza di Domenico Scarlatti, le cui sonate godevano in Inghilterra di grande diffusione. Arne sembra adottarne alcune tecniche caratteristiche, come gli incroci di mano della Sonata VIII e l’inserimento di improvvise colorazioni in minore all’interno di contesti maggiori, evidente nella Sonata VII.