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HENRY PURCELL (London 1659 - 1695)
Suites, Pieces and Transcriptions on the 1691 Tibaut Harpsichord new recordings
Recorded in Borgo Ticino (Novara, IT) 2025, 14-30 November; French harpsichord after Tibaut (1691) built by A. Di Maio (2018). Audio eng. M. De Gregorio
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orniamo alla musica per tastiera di Henry Purcell presentando queste splendide registrazioni realizzate da Fernando De Luca alla fine del 2025 sulla copia del cembalo francese a due manuali Tibaut del 1691.
In precedenza (vedasi qui e anche qui), il maestro aveva già inciso per noi molto di questo repertorio utilizzando uno strumento di scuola tedesca, copia del Vater 1739. Anche quel cembalo possiede una sonorità di grande qualità, generalmente ben adatta alla musica inglese e tedesca composta tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo; tuttavia presenta un timbro meno morbido e meno ricco di armoniche nel registro medio-grave rispetto allo strumento francese.
Le due interpretazioni – quella del 2013 e questa nuova del 2025 – risultano entrambe convincenti e musicalmente complementari. A distinguere maggiormente le due letture non è soltanto il diverso colore timbrico degli strumenti impiegati, ma anche l’approccio agogico: nella registrazione più recente i tempi risultano generalmente più distesi, lasciando emergere con maggiore ampiezza la ricchezza retorica e armonica della scrittura purcelliana.
Le fonti a stampa della musica per tastiera di Purcell
Quasi tutti i brani per tastiera oggi attribuiti a Purcell provengono da due importanti pubblicazioni della fine del XVII secolo: The Second Part of Musick's Handmaid (1689) e la raccolta postuma A Choice Collection of Lessons, che comprende anche le celebri otto suite.
Una parte significativa di questi pezzi consiste in trascrizioni o rielaborazioni di musiche originariamente concepite per contesti vocali o strumentali più ampi. Tra i casi più noti figurano i celebri Trumpet Tune o i raffinati Ground tratti dalle Odi, che nella versione tastieristica conservano la loro forza espressiva pur adattandosi alla scrittura idiomatica dello strumento. Nel loro insieme, questi brani testimoniano la straordinaria versatilità dell’arte compositiva purcelliana. Solo in pochi casi l’attribuzione rimane incerta, trattandosi forse di trascrizioni realizzate da altri musicisti a partire da materiali di diversa provenienza.
The Second Part of Musick’s Hand-maid (1689)
Tra le raccolte inglesi per tastiera giunte fino a noi, una delle più interessanti è proprio The Second Part of Musick’s Hand-maid, pubblicata nel 1689 da Henry Playford, figlio del celebre editore John Playford.
Nell’introduzione “To the Reader”, l’editore informa che i brani inclusi nel volume sono opera dei migliori musicisti dell’epoca – tra cui John Blow e Purcell – e sottolinea che l’edizione fu accuratamente rivista e corretta proprio da quest’ultimo. La presenza diretta del compositore nel processo editoriale rafforza dunque l’attendibilità delle attribuzioni contenute nella raccolta.
All’interno del volume compaiono diversi brani associati al nome di Purcell, anche se non tutti sono composizioni originali: alcuni sono chiaramente arrangiamenti. In diversi casi derivano da sue stesse song, circostanza che rende difficile stabilire con certezza se la trasformazione in brani per tastiera sia stata operata dallo stesso compositore; è tuttavia molto probabile che Purcell ne abbia almeno supervisionato o approvato la versione definitiva.
Nel brano A New Ground in E minor, Purcell rielabora la canzone “Here the deities approve” tratta dall’ode Welcome to all the pleasures del 1683. Le prime battute del brano offrono anche un interessante indizio su come il grande musicista concepisse la realizzazione del basso continuo: nella versione tastieristica la linea vocale originale (scritta per contralto) viene trasposta un’ottava più in alto e arricchita da ornamentazioni, talvolta notate esplicitamente, talvolta indicate attraverso i simboli ornamentali tipici della prassi esecutiva dell’epoca.
La Suit of Lessons in do maggiore, ovvero “la nona Suite”
Quasi certamente autentica è la Suit of Lessons in do maggiore (Z.665), con cui si chiude la raccolta del 1689 e che De Luca non aveva registrato nella precedente incisione. Si tratta di una breve ma compiuta suite articolata nei movimenti tradizionali: preludio, allemanda, corrente, sarabanda e giga.
È interessante notare che il terzo e il quarto movimento ricompaiono alcuni anni più tardi nella quinta suite di un’altra importante pubblicazione purcelliana, segno di una circolazione e rielaborazione del materiale musicale piuttosto comune nella prassi editoriale dell’epoca.
A Choice Collection of Lessons
La raccolta A Choice Collection of Lessons fu pubblicata l’anno successivo alla morte del compositore e contiene otto suite per cembalo o spinetta. L’edizione fu curata dalla vedova del musicista, Frances Purcell.
Non è del tutto certo che la forma in cui le suite ci sono pervenute corrisponda sempre alla concezione originaria dell’autore. La Suite n. 3, ad esempio, comprende soltanto tre movimenti (preludio, allemanda e corrente), mentre le ultime due suite terminano con movimenti che sembrano essere arrangiamenti di musiche preesistenti. Nonostante queste incertezze, la raccolta resta probabilmente la più importante pubblicazione inglese a stampa per tastiera del Seicento, seconda soltanto alla celebre Parthenia con musiche di William Byrd, John Bull e Orlando Gibbons.
Caratteri stilistici delle suite
Quasi ogni suite è in una tonalità diversa – con l’eccezione della prima e della terza, entrambe in sol – e ciascuna presenta una propria fisionomia espressiva. Si passa dal carattere relativamente semplice e lineare della prima alla più cupa e introspettiva Suite n. 7 in re minore, che si apre con un’allemanda indicata addirittura come very slow.
Tutte le suite, ad eccezione della settima – dove De Luca inserisce all’inizio un breve passaggio ad libitum – si aprono con un preludio. Questi preludi rivelano spesso un gusto più marcatamente italiano nella libertà del discorso musicale, mentre le danze conservano linee melodiche riccamente ornate che tradiscono ancora l’influenza della tradizione francese.
In questo equilibrio tra diversi modelli stilistici europei si coglie uno degli aspetti più affascinanti dell’arte di Purcell: la capacità di fondere linguaggi differenti in una sintesi personale, capace di conferire alla musica inglese per tastiera di fine Seicento una voce inconfondibile.
Marco De Gregorio - saladelcembalo.org 9 marzo 2026