La Sala del Cembalo del

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Frontispiece of the first edition (London 1738)

Tra le 550 sonate per tastiera di Domenico Scarlatti, i 30 Essercizi per Gravicembalo hanno da sempre svolto un ruolo più che rappresentativo dell’intera produzione del maestro napoletano. Questa collezione fu l’unica ad essere pubblicata sotto il controllo diretto o indiretto del compositore, sebbene non esistano documenti che attestino con certezza le modalità con cui si arrivò alla pubblicazione del 1738. Sappiamo che questa ebbe luogo a Londra, probabilmente verso la fine dell’anno; solo pochi mesi prima Scarlatti era stato insignito del Cavalierato dell'Ordine di San Giacomo, dal re João V di Portogallo. L’ipotesi suggestiva, ma non del tutto convincente, avanzata dallo studioso Kirkpatrick, è che il cantante Carlo Broschi, alias Farinelli, possa aver lui stesso portato il manoscritto a Londra nel corso del 1738, con la dedica fornitagli dall’amico Domenico, rimasto a Madrid. L’unico punto su cui un po’ tutti gli studiosi sembrano concordare è che la musica ivi contenuta sia stata composta in gran parte durante il periodo trascorso in Portogallo, ovverosia negli anni compresi tra il 1719 ed il 1729.

La cosa interessante è che questa prima pubblicazione ebbe l’effetto di scatenare a ruota tutta una serie di altre edizioni, probabilmente non autorizzate dal compositore, un po’ in tutta Europa. Una delle più note è quella curata, sempre a Londra, da Thomas Roseingrave all’inizio del 1739, in due volumi editi da B. Cooke: in tale pubblicazione le sonate di Domenico ammontano a 43 (con altri due pezzi aggiuntivi, una introduzione dello stesso Roseingrave ed una fuga di Alessandro Scarlatti) e, curiosamente, non vengono mai designate come “Sonate” bensì come gruppi di pezzi, ovvero “Suites de pieces”, termine ancora molto in voga a Londra in quegli anni. Oltre ai 30 Essercizi, Roseingrave aggiunse altri brani per arrivare ai 43, che gli studiosi hanno ante-datato rispetto al periodo portoghese, in base a considerazioni stilistiche; va ricordato che il musicista inglese, in gioventù, fu molto amico di Scarlatti, esattamente a Venezia attorno al 1708, e non è quindi da escludere che questi pezzi giovanili siano stati gelosamente conservati dal Roseingrave fino alla pubblicazione del 1739.

Nello stesso lasso di tempo tra il 1719 ed il 1729, anche il portoghese Carlos de Seixas fu impiegato alla corte di João V di Portogallo: è in questi anni che i due musicisti ebbero quindi gli scambi maggiori. Tutti gli autografi di Seixas andarono perduti durante il terremoto di Lisbona del 1755, ma fortunatamente, ad oggi, ben 88 Sonate sono attribuibili con certezza al portoghese, grazie a cinque copie manoscritte (Ms.337/338, Ms.48-I-2, Ms.57/58) presenti in differenti luoghi, più una sesta fonte facente capo alla collezione privata di Ivo Cruz, attualmente non disponibile alla consultazione (altre 16 sonate, per un totale quindi di 104, devono ancora essere autenticate).

Stilisticamente, non è corretto definire Seixas come un compositore dallo stile galante ma piuttosto come una via di mezzo tra il barocco ed il post-barocco. È stato infatti osservato da uno dei suoi principali studiosi (K. F. Heimes, “Carlos Seixas’s Keyboard Sonatas”, 1967) che diverse caratteristiche, alcune tipiche del barocco, altre tendenzialmente associabili al preclassicismo, tutte assieme coesistono nella sua musica per tastiera. Della prima categoria, possiamo rilevare la presenza di una linea del basso agile ed autonoma, una ornamentazione spinta, il carattere toccatistico di alcuni passaggi e l’uso frequente di movimenti di danza come la giga o il minuetto. Allo stesso tempo, molti brani tendono all’omofonia, privilegiano una linea melodica fluente e sostituiscono la forma improvvisativa con un disegno più formale. Una differenza sostanziale con Scarlatti è data dalla struttura delle sonate: laddove il compositore italiano adotta come modello invariabile il singolo movimento bipartito, Seixas sembra invece legato al numero variabile dei movimenti tipico della suite barocca. Delle oltre 80 sonate, si va dal singolo movimento bipartito fino a sonate di tre, quattro o cinque movimenti.

saladelcembalo.org
25 maggio 2017

FERNANDO DE LUCA
harpsichord

Issue 2017-13

Recorded in Venice
2015 Apr 10 (Fandango de Soler); 2015 Apr 27-28 (K35 & Scarlatti's Fandango); 2015 Dec 1-13 (Essercizi); 2016 Aug 5-19 (Seixas)

German harpsichord after Christian Vater (1738)
built by F. P. Ciocca (2007); Pitch A=415Hz

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DOMENICO
SCARLATTI
(Napoli 1685 - Madrid 1757)

[30] Essercizi per Gravicembalo
fandango & sonata K35

Fandango "del Sig. Scarlate"
This recording is mainly based on the edition by M. Machella; initial section (0'00 -> 1'03) extemporary ad-lib by F. De Luca

[30] Essercizi per Gravicembalo
B. Fortier, London 1738

Sonata in Sol Minore
K.35 - Allegro

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ANTONIO SOLER
(Olot 1729 - San Lorenzo de El Escorial 1783)

Fandango in Re Minore
'de Soler' (R.146)

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CARLOS DE
SEIXAS
(Coimbra 1704 - Lisbon 1742)

Sonatas I - XV

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