La Sala del Cembalo del

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F. Hayman, Maurice Greene; John Hoadly c.1747 (a detail) NPG, London

Lo storico e musicista del XVIII secolo, Charles Burney, descrive Maurice Greene come “un uomo dall’acuta intelligenza, abituale frequentatore dell’Opera ed attento osservatore delle evoluzioni in campo musicale, portate in Inghilterra da Handel ed i cantori italiani nei suoi melodrammi”. Questo avrebbe permesso, aggiunge ancora Burney, di esibire “uno stile più morbido, elegante ed armonicamente puro rispetto a quello dei suoi predecessori [inglesi]”. Descrizioni simili provengono da altri storici, come Hawkins e Wesley, tutti concordi nel ricordare Greene come un compositore di grande merito ed eleganza stilistica, purtuttavia senza omettere ombre e luci nel suo rapporto con altri musicisti, Handel in particolare.

La figura di Greene risulta indissolubilmente legata alla sua città, Londra, dove nacque nel 1696 e fu accolto fin da bambino nel coro della cattedrale di St Paul, probabilmente tra il 1705 e non oltre il 1712 circa. Proprio in quegli anni la cattedrale era in fase avanzata di completamento ed il coro era guidato dall’eminente figura di Jeremiah Clarke, suo probabile primo maestro. Tuttavia, non poté essere un’istruzione musicale completa quella che ricevette da Clarke il quale morì nel 1707 quando Greene aveva da poco compiuto l’undicesimo anno di vita. L’organista Richard Brind che successe a Clarke a St Paul deve sicuramente aver trasmesso la maggior parte delle nozioni che permisero al giovane Greene di assumere il suo primo posto di organista nel 1714 prima in Fleet Street e poi a St Andrew, Holborn nel 1718.

Non sappiamo con esattezza quando avvenne il primo incontro con Handel, ma deve trattarsi del 1712 o poco dopo. In questi anni, fino ai primi anni venti, sembra che Greene frequentò assiduamente il tedesco, in particolare durante i soggiorni a Burlington House, residenza del Duca di Chandos, attorno al 1717-18. Greene permise ad Handel di accedere continuamente al nuovo e splendido organo di St Paul (ancora privo di pedaliera, aggiunta solo nel 1720-1), dove entrambi si dilettavano a suonare anche fino a tarda sera d’estate, tenendo chiuse a chiave le porte della chiesa. Il maggiore biografo di Greene, ovvero Harry Johnstone, ha giustamente osservato come lo stile del compositore londinese non può non essere stato influenzato, pesantemente, dalla vicinanza con Handel, visti i veloci progressi fatti proprio in questi anni. Purtroppo, è altrettanto noto come il rapporto tra i due compositori si deteriorò in modo irrecuperabile, probabilmente dopo il 1725. Secondo i primi biografi, la rottura avvenne in seguito allo scandalo del plagio di Bononcini, vicenda in cui Greene prese, almeno inizialmente, le parti del compositore italiano (1730/31): l’eccessiva attenzione che Greene sembrava offrire a Bononcini, storico rivale di Handel, non doveva andare a genio al musicista di Halle. In realtà, come è stato osservato più recentemente, gli attriti tra i due compositori erano già sorti prima, ad esempio con la morte di William Croft nell’agosto del 1727, quando Greene fu nominato organista e compositore della Chapel Royal. Nonostante la carica più alta fu assegnata a Greene, tutte le musiche cerimoniali più prestigiose furono sempre commissionate ad Handel, a partire dai Coronation Anthems per Giorgio II dello stesso anno. Il lavoro di Matthew Gardner Handel and Maurice Greene’s Circle at the Apollo Academy: The Music and Intellectual Contexts of Oratorios, Odes and Masques (Vandenhoeck & Ruprecht, 2008) è un buon punto di partenza per approfondire l'argomento.

La produzione per tastiera di Greene è piuttosto estesa, se guardiamo alle numerose fonti presenti in svariate biblioteche britanniche. Tuttavia, il compositore non mostrò particolare interesse alla pubblicazione della maggior parte di questa musica, che fu evidentemente intesa come opera didattica per i suoi allievi, tra i quali ricordiamo Stanley, Travers e soprattutto Boyce. L’episodio del 1733 è ben documentato: alcune Lessons furono pubblicate da Wright e anche da Walsh, senza l’esplicita autorizzazione del compositore, il quale non tardò a dichiarare pubblicamente la propria contrarietà a tale iniziativa, sottolineando anche il fatto che i brani riconosciuti come suoi erano pezzi giovanili non esenti da errori. Le 6 Overture che Greene riadattò per tastiera sono un'eccezione alla regola, visto che lui stesso le fece pubblicare nel 1745, pochi mesi dopo gli originali per ensemble. Nei 12 Voluntary, pubblicati postumi, si osserva forse per la prima volta una standardizzazione della forma bipartita del Voluntary: un brano introduttivo, cioè un preludio o altro pezzo in forma di concerto, seguito da un movimento fugato, più o meno elaborato. Prima di Greene, altri musicisti come Croft e Clarke, avevano usato questa forma, ma con Greene sembra divenire la norma. I preludi offrono spesso buoni esempi di come i movimenti concertati all’italiana siano stati completamente assimilati da Greene e riproposti nella forma tipicamente inglese del Voluntary per tastiera. La fuga del Voluntary No.2 in fa minore offre un esempio di contrappunto severo con arditi passaggi cromatici.

In appendice: i 3 Voluntary non firmati appartengono ad una pubblicazione del 1765 “A Collection of [10] Voluntaries for Organ or Harpsichord, composed by Dr. Green, Mr. Travers and several other eminent Masters” ed almeno due di essi potrebbero ancora essere composizioni di Greene. A questi si aggiunge il Voluntary XI di John Travers, una figura piuttosto interessante tra i contemporanei di Greene, i cui 12 Voluntary furono pubblicati postumi nel 1769. Le 4 Lesson aggiuntive di Greene e l’Introduction di Roseingrave sono tratti da pubblicazioni separate, tra cui quelle non autorizzate del 1733 menzionate sopra. Vanno ringraziati G. Colburn e P. Gouin per aver messo a disposizione molte di queste partiture su imslp.org, oltre che al De Luca per averle interpretate e registrate integralmente.

saladelcembalo.org
25 febbraio 2017

Dr. Maurice Greene
(London, 1696-1755)

The Keyboard Works

FERNANDO DE LUCA
harpsichord

PLAY ALL

Twelve Voluntarys for the Organ or Harpsichord
(posthumous ed. London 1779)

Six Overtures in Seven Parts, arr. harpsichord or spinet
(London, 1745)

A Collection of [15] Lessons for the Harpsichord
(London, ca.1750/8)

Appendix

3 VOLUNTARIES by Anonymous English composers (from Collection of [10] Voluntaries for Organ or Harpsichord, composed by Dr. Green, Mr. Travers and several other eminent Masters, c1765)

  • JOHN TRAVERS (c1703-1758)
    Voluntary XI in d minor
    (from XII Voluntaries for the Organ or Harpsichord, c.1769)
    Largo | Fuga
  • THOMAS ROSEINGRAVE (c1690-1766)
    Introduction to Scarlatti's Lessons, in g minor
    (from 'XLII suites de pièces', 1738/39)

Issue 2017-04

Recorded in Venice
7-11 December 2013 / 2-8 January 2014
10-13 March 2015 / 9 February 2017
German harpsichord after Christian Vater (1738)
built by F. P. Ciocca (2007); Pitch A=415Hz

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