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Jacques de Lajoüe (1686-1761) Design for an Ornamental Decoration (detail) - Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, New York (source: Wikimedia Commons)

JOHANN SEBASTIAN BACH
(Eisenach 1685 – Leipzig 1750)

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Fantasia and Fugue (*) in c Minor
BWV 906; ca.1738

(*) The unfinished fugue has been recorded here in a closed form, ie. by repeating the first section with the ending in measure 34, as proposed in K. Rönnau, G. von Dadelsen - Fantasies, Preludes and Fugues - G. Henle Verlag, 1973

L'Arte della Fuga
The Art of Fugue - L’Art de la Fugue

BWV 1080
composed between ca.1738 and 1750

Appendix

FERNANDO DE LUCA
harpsichord

Issue 2018-05

Recorded in Venice (BWV 1080): 5-10 January 2016, German harpsichord after Christian Vater (1738) built by F. P. Ciocca (2007); Pitch A=415Hz

Recorded in Cagliari (BWV 906): 20 March 2018, Flemish harpsichord built by F. Granziera (1993) after a Ruckers-Taskin model (Taskin 178); Pitch A=415Hz

F. De Luca (Venezia 2018; foto M. Toso)

References

  • Yoshitaki Kobayashi - On The Chronology Of The Last Phase Of Bach's Work-compositions And Performances: 1736 To 1750 Bach-Jahrbuch 74, 1988 (G. Herz's translation, 1990)
  • Karl Bellenberg - J. S. Bach: Die Kunst der Fuge - GRIN Verlag, 2012
  • Ewald Demeyere - Johann Sebastian Bach's Art of Fugue: Performance Practice Based on German Eighteenth-Century Theory - Leuven University Press, 2013
  • Anatoly P. Milka - Rethinking J.S. Bach's The Art of Fugue - Routledge, 2016

Il progetto de l’Arte della Fuga (BWV 1080) era probabilmente destinato ad una pubblicazione cronologicamente poco successiva a l’Offerta Musicale (BWV 1079), avvenuta nel 1747. Queste erano le intenzioni dell’autore, stando almeno alle dichiarazioni di Carl Philipp Emanuel, che ne curò personalmente le due edizioni postume, nel 1751 e nel 1752. Purtroppo, Bach non fece in tempo ad esplicitare la struttura complessiva dell’opera, molti elementi restano del tutto oscuri, a cominciare da origini e finalità del lavoro. È evidente che gli autografi pervenuti, sebbene riflettano nel loro insieme tutti i contenuti musicali pubblicati dal figlio, non aiutano a stabilire in modo chiaro ed univoco certe caratteristiche dell’opera, in termini di organizzazione delle parti, ordine dei brani, strumentazione e via dicendo. La datazione dell’autografo principale, denominato Mus. ms. autogr. Bach P 200 e conservato nella Staatsbibliothek di Berlino, si aggira attorno al 1742-45; si tratta di un manoscritto in bella copia, evidentemente frutto di lavoro precedente, contenente il nucleo originario dell’opera su cui Bach riprese a lavorare soltanto dopo il 1747, forse in vista di una pubblicazione. L’esistenza di questa fonte dimostra che l’idea originaria alla base de l’Arte della Fuga nacque ben prima del concepimento, nonché pubblicazione, de l’Offerta Musicale: questa può dunque considerarsi l’ultima vera composizione strumentale, autonoma e completa, composta da Johann Sebastian Bach prima della sua morte.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato una data ancora anteriore, compresa tra il 1735 ed il 1742, come possibile avvio di composizione di alcuni pezzi poi confluiti in BWV 1080. In particolare, i primi tre Contrapuncti potrebbero essere stati direttamente influenzati dall’interesse di Bach, esploso proprio in questi anni, per il cosiddetto “stile antico”; lo dimostrano i numerosi manoscritti che Bach copiò in questi anni, da composizioni di Palestrina e Frescobaldi. Tra le opere a stampa teoriche entrate nella biblioteca di Bach, il musicologo Christoph Wolff ha evidenziato la presenza del famoso Gradus ad Parnassum di Johann Joseph Fux, di cui Bach possedette ben due copie, la prima in latino (cioè l’edizione originale del 1725), la seconda in tedesco (fu tradotta da Lorenz Mizler proprio nel 1742). Il dato certo è che nel manoscritto autografo mancano alcuni canoni e fughe, compresa la famosa fuga quadrupla rimasta incompiuta, tutti pezzi dati poi alle stampe.

Su l’Arte della Fuga moltissimo è stato scritto fin dalla metà del XIX secolo. Tra i saggi relativamente più recenti, quello di Gustav Leonhardt comparso all’inizio degli anni ’50, resta ancora oggi un riferimento imprescindibile, soprattutto per quanto riguarda la discussione di certi criteri interpretativi. Come, infatti, suggerisce il titolo (G. Leonhardt The Art of Fugue: Bach’s Last Harpsichord Work. An Argument / The Hague: Martinus Nijhoff, 1952), il tema centrale su cui il grande studioso ed interprete olandese volle soffermarsi, fu la piena convinzione che l’opera fosse stata concepita per essere eseguita al clavicembalo o all’organo. Con l’aggiunta di un secondo strumento a tastiera, per le due fughe a specchio. La tesi di Leonhardt apparve fin da subito più o meno convincente, sebbene ci siano state nei decenni successivi numerose proposte di soluzioni alternative, impiegando lo strumento a tastiera solista per alcuni dei brani, ma sostituito da un ensemble di strumenti ad arco o a fiato per i restanti brani. In questo filone, tra le uscite discografiche apparse tra la fine degli anni ’70 fino ad oggi, ricordiamo due celebri esempi degli anni Ottanta, ossia quello del gruppo Musica Antiqua Köln, diretto da Reinhard Goebel (Archiv Produktion, 1984), e quello dell’ensemble Hespèrion XX di Jordi Savall (Astrée, 1986).

Le ultime battute della Fuga in do minore (BWV 906/2), lasciata incompleta da Bach

La presente interpretazione di Fernando De Luca è interamente eseguita su cembalo a singolo manuale, con la sola omissione della fuga a specchio, presente nell’edizione a stampa di C.P.E. Bach sia in forma rectus che inversus, a sua volta derivata dal Contrapunctus XIII. La Fuga a 3 Soggetti, ovvero il frammento della fuga quadrupla (Contrapunctus XIV) è stata registrata dal nostro interprete sia nella forma originale incompiuta, che nella ricostruzione di Davitt Moroney del 1989. Come introduzione a questa pagina bachiana, abbiamo inserito la bellissima Fantasia in Do Minore BWV 906, registrata appena pochi giorni prima della presente pubblicazione. Il brano, sebbene sia totalmente estraneo a l’Arte della Fuga, ne condivide l’epoca di composizione, circa 1738, data stabilita in base a considerazioni stilistiche ed all’analisi della carta dell’ottimo manoscritto autografo. C’è infine un altro elemento che accomuna BWV 906 con BWV 1080, ovvero la presenza di un frammento di fuga, posto subito dopo la fantasia, come risulta dall’autografo. Da notare che questo frammento di fuga, seppur di notevole fattura, risulta quasi sempre omesso dalle registrazioni discografiche, ma non dal De Luca che ha scelto di darne una esecuzione in forma chiusa, ovvero tramite ripetizione della sezione iniziale, come proposto in K. Rönnau, G. von Dadelsen - Fantasies, Preludes and Fugues - G. Henle Verlag, 1973.

saladelcembalo.org
7 aprile 2018

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