La Sala del Cembalo del

A Non-Profit Project devoted to the Baroque Age
Reviews, Articles, Historical Insights, Interviews and the greatest Harpsichord Musical Archive of the World!

buttonhomebuttonmusicbuttonfaqbuttonkontaktbuttonindex
CD & DVD Reviews

Indice / Index

vivaldiariasinvernizzi

ANTONIO VIVALDI

Arie d’opera

Combatta un gentil cor [Tito Manlio]
Leggi almeno, tiranna infedele [
Ottone in villa]
Da due venti un mar turbato [
Ercole sul Termodonte]
Non ti lusinghi la crudeltade [
Tito Manlio]
Rete, lacci e strali adopra [
Dorilla in Tempe] (di Geminiano Giacomelli)
Se garrisce la rondinella [
Orlando finto pazzo]
Ombre vane, ingiusti orrori [
Griselda]
Fra le procelle del mar turbato [
Tito Manlio]
Dite, ohimè! Ditelo, al fine [
La fida ninfa]
Nacque al bosco e nacque al prato [
Il Giustino]
Tu dormi in tante pene [
Tito Manlio]
Gelosia, tu già rendi l’alma mia [
Ottone in villa]
Se mai senti spirarti sul volto [
Catone in Utica]
Dopo un’orrida procella [
Griselda]

Roberta Invernizzi (soprano)
La Risonanza
dir. Fabio Bonizzoni

Glossa GCD 922901

separbou2

Questo CD ha una storia curiosa alle spalle, che forse val la pena di raccontare. Nel dicembre 2008 fu lanciata una petizione on-line (che ha raccolto 1459 firme, fra cui la mia) per avere da qualche casa discografica un album con 12 arie di Handel e Vivaldi cantate da Roberta Invernizzi. Il 17 aprile 2012 il proponente ha chiuso la petizione, ritenendo che questo CD fosse una risposta sufficiente alle sue aspettative. Naturalmente la petizione non sarà stato l’unico motivo che ha spinto Glossa a pubblicare il disco, ma probabilmente ha avuto un certo peso. Per la cronaca, comunque, solo 2 delle arie proposte nel 2008 sono state incluse in questo CD ed inoltre il troppo inflazionato Handel è stato scartato in favore del solo Vivaldi. In compenso le arie sono ben 14 ed il risultato nel complesso è magnifico.

La prima cosa che salta agli occhi è che la selezione dei brani è stata molto curata. Troviamo solo poche fra le arie più famose di Vivaldi, già incise abbondantemente dalle altre celebri cantanti che negli scorsi anni si sono cimentate in album solistici di arie vivaldiane. C'è un solo brano in comune con l'album di Cecilia Bartoli del 1999 (Dopo un'orrida procella), nessuno con quelli di Magdalena Kožená e Vivica Genaux (2008), uno solo col CD di Simone Kermes del 2006 (Combatta un gentil cor). Bisogna risalire al 1994 e ad Emma Kirkby per trovare altre tre arie presenti in questo CD (Non ti lusinghi la crudeltade, Gelosia e Se mai senti spirarti sul volto). Puntare su musiche meno conosciute naturalmente porta con sé dei rischi ma fortunatamente i brani prescelti sono tutti di tale bellezza da non lasciare rimpianti nell'ascoltatore.

Interessante anche la massiccia presenza di arie lente (ben 7 su 14) rispetto a quelle più spettacolari e virtuosistiche. Anche questo può sembrare un azzardo, ma evidentemente si tratta di una scelta ben ponderata perché è proprio nelle arie lente che secondo me la cantante milanese sembra più a suo agio. D'altra parte anche Vivaldi ci offre qui il meglio di sé: basta ascoltare ad esempio la magnifica Se mai senti spirarti sul volto. Questo non significa che gli altri brani siano deludenti, anzi: la cantante si cimenta con alcune fra le arie vivaldiane più temibili per estensione ed agilità, come Da due venti un mar turbato o Dopo un’orrida procella, sempre con esiti eccezionali. Uno dei brani è in realtà di Giacomelli, anche se Vivaldi lo utilizzò nel 1734 in una ripresa della sua Dorilla in Tempe.

Il principale ingrediente del disco è comunque la splendida voce di Roberta Invernizzi, con la sua perfetta padronanza dello stile: la cantante sfoggia senza nessuno sforzo trilli, messe di voce e tutto l’armamentario dei cantanti del Settecento. Gli abbellimenti nei da capo sono abbondanti e ben scelti ma non esagerati, anzi molto naturali. L’accompagnamento è affidato all’ensemble La Risonanza, col quale la Invernizzi ha già collaborato negli scorsi anni in diversi album e concerti della fortunata serie dedicata alle cantate italiane di Handel e che anche in questo caso si mostra del tutto all’altezza della situazione.

Personalmente avrei preferito avere in orchestra qualche violino in più in modo da ottenere un suono più morbido (Bonizzoni ne utilizza solo 6, con 1 viola, 1 violoncello e 1 contrabbasso) ed avrei invece evitato di inserire nel continuo una sferragliante chitarra. Ma sono comunque rilievi minimi rispetto ad un album che nel suo complesso è molto bello e destinato a diventare un classico della discografia vivaldiana.

Maurizio Frigeni, 25 maggio 2012

Torna alle Recensioni

handelvauxhall1falernoducandevater1738

HOME & NEWS - Newsletter

cccommons

Legal Stuff - Privacy and Cookies

Many thanks to all the volunteers
of saladelcembalo.org!

buttonhome1buttonmusic1buttonfaq1buttonkontakt1buttonindex1cccommons