La Sala del Cembalo del

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CD & DVD Reviews

Indice / Index

cover

GEORG PHILIPP TELEMANN (1681-1767)
Germanicus opera in tre atti

Agrippina: Elisabeth Scholl (soprano)
Claudia: Olivia Stahn (soprano)
Florus / Lucius: Matthias Rexroth (alto)
Germanicus: Henryk Böhm (basso)
Arminius: Tobias Berndt (basso)
Segestes: Albrecht Sack (tenore)
Caligula: Friedrich Praetorius (soprano)

Sächsisches Barockorchester
dir. Gotthold Schwarz

CPO 7776022 (3 CD)

Questo cofanetto è dedicato ad un'opera giovanile di Telemann: la prima ebbe luogo infatti nel 1704 a Lipsia, dove il ventitreenne compositore si trovava per studiare legge. Nella città era attivo un famoso teatro d'opera che si basava (come anche il Collegium Musicum, fondato dallo stesso Telemann e diretto in seguito anche da Bach) sull'apporto degli studenti dell'Università. Telemann tuttavia capì ben presto che non era nato per fare l’avvocato e quello stesso anno lasciò Lipsia per diventare Kapellmeister prima a Sorau e poi ad Eisenach.

La musica dell'opera fu creduta a lungo perduta ma fortunatamente ben 40 delle arie sono state ritrovate a Francoforte. Non si tratta in realtà della versione del 1704, ma di una ripresa del 1710 (sempre a Lipsia) nella quale ben 16 arie dell'originale partitura (tutta in tedesco) erano state sostituite con arie italiane, secondo una moda molto diffusa nella Germania dell'epoca.

Il musicologo Michael Maul ha curato la ricostruzione, aggiungendo alle 40 arie superstiti altri 5 brani vocali (tratti da opere di Telemann, Heinichen, Hoffmann e Vogler), a parziale restauro di 13 pezzi presenti nel libretto ma di cui non è rimasta traccia. Invece non sono stati ricostruiti i recitativi: l'azione è riassunta in tedesco da un narratore, con lo sporadico intervento parlato dei cantanti.

Il testo tedesco è basato sul libretto italiano Germanico sul Reno di G.C. Corradi (1676) e fu scritto (caso eccezionale per l'epoca) da una donna: Christine Dorothea Lachs, figlia del ben noto compositore Adam Strungk. La vicenda è basata sugli stessi fatti storici che hanno ispirato l'Arminio di Handel e si svolge a Colonia durante la seconda campagna tedesca (circa 15 d.C.) di Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico, generale romano, nipote e figlio adottivo dell'imperatore Tiberio.

Dopo la vittoria sulla coalizione di tribù tedesche, Germanico riceve l'omaggio del principe alleato Segestes, che vuol dare sua figlia Claudia in sposa al principe romano Lucio. Claudia (che storicamente si chiamava Thusnelda) è però innamorata di Arminio, capo dei Germani ribelli creduto morto da tutti, e rifiuta quindi di sposare Lucio, anche se il suo amore per Arminio è osteggiato dal padre. Anche Germanico ha una moglie fedele: Agrippina, che ha seguito il marito in Germania col figlio piccolo Caligola (il futuro imperatore).

Arminio in realtà non è morto e viene catturato (senza rivelare il suo nome) dal capitano romano Floro, riuscendo però a fuggire con l'aiuto di Claudia. Floro è il cattivo della storia, perché vuole diventare imperatore e per far ciò deve sbarazzarsi di Germanico. Il suo tentativo di farlo rientrare a Roma fallisce, ma senza volerlo riesce invece a farlo ingelosire perché Germanico si convince erroneamente che la moglie lo tradisce. Agrippina è per questo condannata a morte e nello stesso tempo Claudia viene costretta dal padre a sposarsi con Lucio.

Fortunatamente due eventi soprannaturali intervengono a scongiurare il peggio: prima un terremoto impedisce il matrimonio di Claudia, poi un oracolo rivela che Agrippina è fedele. Floro cerca in extremis di uccidere Germanico ma è bloccato da Arminio, che a questo punto rivela la sua identità e giura lealtà a Germanico. Segue inevitabile il lieto fine, col solo Lucio che rimane deluso mentre le due donne fedeli vedono ricompensata la loro virtù.

I ruoli principali nell'opera sono quelli delle due donne, in particolare Agrippina canta ben 12 arie e 1 recitativo sui 45 numeri registrati in questi CD, mentre Claudia ha 6 arie e 3 duetti, seguita da vicino da Arminio con 7 arie e 1 duetto. La preminenza di Agrippina non è solo numerica ma anche musicale, perché a lei toccano i brani più impegnativi e più interessanti.  Le arie sono quasi tutte piuttosto brevi ma mostrano già con una certa  evidenza quello che sarà lo stile di Telemann e la sua predilezione per un accompagnamento orchestrale piuttosto ricco, in cui spiccano gli strumenti a fiato. In mezzo a tanta abbondanza di materiale non mancano delle vere e proprie gemme, come la magnifica aria Rimembranza crudel di Agrippina nel primo atto.

L'interpretazione da parte dell'orchestra è molto buona, con bel suono e ottima cura dei dettagli. I cantanti si disimpegnano abbastanza bene nel complesso, anche se avrei gradito qualche fioritura in più nei da capo. Tuttavia Elisabeth Scholl, che in altre occasioni ho molto apprezzato, non mi ha convinto appieno nel difficile ruolo di Agrippina: forse la tessitura è troppo acuta per i suoi mezzi e anche l'intonazione a tratti ne risente. Meglio di lei la Claudia di Olivia Stahn e l'Arminio del basso Tobias Berndt, pur con qualche riserva sulla loro pronuncia dell'italiano. I ruoli di Lucio e Floro sono entrambi interpretati dal controtenore Matthias Rexroth, già pessimo Admeto alcuni anni fa, che anche qui purtroppo non brilla e fatica non poco nel registro acuto. Il piccolo Caligola (due arie anche per lui) è stato affidato ad una voce bianca che canta molto bene.

A parte queste inevitabili pecche, il difetto più grave di questo cofanetto è a mio avviso quello di non aver incluso i recitativi: l'azione è narrata concisamente in tedesco senza che né questo testo né il libretto originale siano riportati nelle note, lasciando così chi non capisce quella lingua con la sola breve sinossi che viene messa a disposizione. Ecco quindi che quando Michael Maul, nelle sue pur ottime note musicologiche, racconta come Telemann stimasse molto il libretto di Christine Dorothea Lachs, le sue parole suonano un po' una presa in giro per l'ascoltatore. La mancanza dei recitativi inoltre toglie all’opera gran parte della sua carica teatrale sicché le arie, per quanto apprezzabili, perdono molto del loro significato.

In conclusione: un’operazione di recupero sicuramente interessante e meritoria, il cui esito artistico tuttavia poteva essere migliore.

Maurizio Frigeni, 10 marzo 2012

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ferveur

Ferveur & Extase

Stéphanie d'Oustrac - soprano

Ensemble Amarillis
Héloise Gaïllard - flauti diritti, direzione
Violaine Cochard - clavicembalo, organo positivo, direzione

Ambronay AMY027

L'immagine femminile barocca si esprime, sorta di Giano bifronte, in una dualità che pur dando vita ai forti sentimenti degli Affetti spesso li fa sfociare e trascolorare indistintamente l'uno nell'altro, rendendo sensuale o tragico il lamento d'amore come la preghiera mariana o l'estasi spirituale. L'esempio più alto in campo artistico è l'Estasi di Santa Teresa d'Avila del Bernini, dove il languore della Santa è pari a quello di un donna innamorata che tutta si è data al suo amante, ma in musica gli esempi sono tantissimi, a cominciare dalla parodia del Lamento di Arianna fatta dallo stesso Monteverdi, nel 1641, nel Pianto della Madonna, struggente, intenso e straziante nel suo doloroso canto simile a quello di una donna abbandonata.

Arianna ma anche e soprattutto Didone, massimo esempio in letteratura e musica di amore tragico. Ed è proprio a questo dualismo che è dedicato questo CD dal titolo fortemente allusivo: Fervore ed Estasi, i due parametri attraverso i quali si delinea tutta la poetica barocca amorosa. I brani scelti sono infatti incentrati nel versante profano sulla figura di Didone, mentre in quello religioso su quella della Vergine Maria. Si tratta di brani decisamente interessanti, alcuni più scontati come il Lamento di Didone da La Didone di Francesco Cavalli (1641) o a concludere il programma il Dido's Lament di Henry Purcell dal Dido & Aeneas (1689), o il già citato Pianto della Madonna di Monteverdi dalla Selva Morale e Spirituale, altri assolutamente inediti, come alcune intensissime pagine dalla Didone delirante di Alessandro Scarlatti (1696) o da una cantata a voce sola di Michelangelo Faggioli (1666-1733) O frodi sempre centrata sulla tragica fine della regina cartaginese.

Uno splendido mottetto mariano di Barbara Strozzi tratto dai Sacri Musicali Affetti (1655), O Maria, ritorna sul tema spirituale. Alcuni bellissimi momenti strumentali arricchiscono il programma con movimenti dai Concerti a flauto, due violini e basso di Alessandro Scarlatti, oltre a due sinfonie di Biagio Marini, la meravigliosa sinfonia che precede l'aria Lasciate l'Averno dall'Orfeo di Luigi Rossi (1647), una Canzon di Cavalli e naturalmente la Sinfonia della Didone delirante.

La bella interpretazione della mezzo-soprano Stéphanie d'Oustrac, avvezza a parti di tragédienne, riesce a dare, soprattutto ai brani patetici o ai lamenti, una carica drammatica molto intensa, una interiorità e una delicatezza ineffabile, che trova nel mottetto della Strozzi il suo momento più alto, mentre in quelli di furore, segnatamente la seconda aria della Cantata di Faggioli, ha qualche incertezza nella tenuta della voce.

Peccato veniale in un CD che ci permette di scoprire soprattutto le arie della Didone delirante, veramente splendide. In particolare è la seconda a colpire maggiormente: inizia con il Recitativo Infelice e che miro e prosegue con l'Aria senza il da capo Furie, turbini dell'onde che ci mostra uno Scarlatti veramente strepitoso per drammaticità e teatralità. Si tratta di un lunghissimo brano che al primo eccesso di furore allinea poi momenti di patetismo lacerante ad altri di invocazione, con un continuo passare da un affetto all'altro. Un vero capolavoro che come al solito ci fa rimpiangere la mancata registrazione dell'opera intera.

L'Ensemble Amarillis, diretto dalla flautista eccezionalmente brava Héloise Gaïllard e dalla cembalista Violaine Cochard e con al primo violino Alice Piérot, dà un'ottima prova nei brani strumentali e accompagna la d'Oustrac con charme e vitale brillantezza di colori.

Isabella Chiappara, 26 febbraio 2012

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BALDASSARRE GALUPPI (1706-1785)

L'inimico delle donne

Agnesina: Anna Maria Panzarella
Xunchia: Liesbeth Devos
Kam-sì: Priscille Laplace
Zyda: Federica Carnevale
Zon-zon: Filippo Adami
Geminiano: Alberto Rinaldi
Ly-lam: Juri Gorodezki
Si-sin: Daniele Zanfardino

Orchestra e Coro dell’Opéra Royal de Wallonie
Rinaldo Alessandrini, direttore
Stefano Mazzonis di Pralafera, regista

Opéra Royale de Wallonie, Liegi, 2011
Dynamic 33677 (1 DVD)

Questo DVD propone una delle tante opere buffe di Galuppi, data in origine a Venezia nel 1771. Il librettista non è Carlo Goldoni, col quale Galuppi ebbe un lungo e fortunato sodalizio, bensì Giovanni Bertati, più noto per aver scritto Il matrimonio segreto di Cimarosa. La storia si svolge in un'immaginaria Cina, alla corte del principe Zon-zon, alla quale approdano dopo una tempesta la bella Agnesina con lo zio Geminiano. Il paese è in fermento perché il principe, se vuole mantenere il trono, deve sposarsi, ma egli dichiara tenacemente di detestare tutte le donne, ed in particolare le tre damine che se lo contendono: Xunchia, Kam-sì e Zyda, la cui causa è invece perorata dai due dignitari di corte Si-sin e Ly-lam.

Per combinazione anche Agnesina detesta gli uomini, con gran disappunto dello zio, ma come avrete già capito lei e Zon-zon alla fine s'innamoreranno e convoleranno a giuste nozze. L'esito finale è ovvio fin dall'inizio, sicché i tre atti della vicenda hanno ragion d'essere solo al fine di esibire situazioni esotiche e/o farsesche, come ad esempio la cena alla fine del primo atto, in cui tutti i Cinesi si ubriacano non conoscendo il vino italiano, oppure il finale del secondo atto, in cui Geminiano deve fingere di essere l'idolo Kanagà e riceve in premio le classiche 50 legnate sul groppone.

Il libretto, molto di maniera, non mi è parso particolarmente meritevole di nota e a dire il vero anche la musica di Galuppi non è memorabile in questo caso: avevo già avuto quest'impressione ascoltando l'opera alla radio mesi fa, ma dopo aver visto questo DVD non posso che confermarla. Purtroppo il compositore non è molto aiutato dai cantanti: del cast salverei Agnesina (Anna Maria Panzarella) e Geminiano (Alberto Rinaldi) mentre Filippo Adami (Zon-zon) ha una voce alquanto sgraziata, né gli altri interpreti minori si sono fatti notare in positivo. Lodevole lo sforzo fatto da Rinaldo Alessandrini per riportare in vita quest'opera che si credeva perduta, ma tanto impegno avrebbe forse meritato una causa migliore.

Dal punto di vista scenico ho apprezzato i costumi, che cercano di ricreare la Cina favolosa del '700, mentre la scenografia è semplice ma non spiacevole. Nel primo atto lo sfondo è costituito da uno schermo traslucido su cui vengono proiettate delle "ombre cinesi", una trovata che il regista si affretta a rovinare con un tocco kitsch quando affida a Zon-zon una specie di telecomando gigante col quale accende e spegne questo suo "televisore".

Insomma: un DVD buono per sorridere un po' ma che difficilmente rivedrò una seconda volta. Potete guardarne un filmato di presentazione su Youtube.

Maurizio Frigeni, 9 febbraio 2012
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retourpaix

MONTÉCLAIR (1667-1737) - CLÉRAMBAULT (1676-1749)

Le Retour de la Paix
Cantates et concerts royaux

Dorothée Leclair, soprano
Le Parlament de Musique - Martin Gester

K617-230

Èdi recente uscito un bel CD di musica barocca francese, di quel periodo, musicalmente parlando, fra Lully e Rameau, che coincide politicamente con la Reggenza di Filippo d'Orleans. Un periodo contrassegnato da grandi mutazioni nel gusto e nella sensibilità del pubblico francese, ma anche di profondi cambiamenti nella ricerca artistica e musicale, dove agli epifenomeni della tragédie lyrique e del quadro di soggetto storico vanno sostituendosi quelli molto più leggiadri delle pastorali, delle cantate e delle opéra-ballet, che coincidono con le fêtes champêtres di Watteau e Lancret, o le conversazioni galanti di De Troy. Come giustamente si evince dalla lettura delle note informative, all'invocazione si sostituisce l'evocazione, gli dei non si incarnano più sulla scena, ma vengono "evocati" in metafore metalinguistiche. La Pace o la Guerra non sono più elementi retorici del linguaggio musicale, diventano oggetti mentali, dotati di un'esistenza propria che non è più la semplice imitazione, ma pura musica, così come l'Embarquement pour Cythère di Watteau non è soggetto reale ma pura poesia in pittura.

Nella registrazione di Martin Gester due grandi autori del periodo si alternano in due opere capitali: le cantate Le Retour de la Paix di Michel Pignolet de Montéclair e L'isle de Delos di Louis-Nicolas Clérambault. In aggiunta i bellissimi concerti estratti dalla raccolta di Montéclair Concert pour la flute traversière et autres instruments, 1724: La Guerre, La Paix - divertissement, 2ème Concert en do mineur; e inoltre La Felicité, sonata per due violini e basso continuo di Clérambault.

La carriera di Montéclair (1667-1737) si incentra soprattutto a Parigi, dove diventa celebre come pegagogo e compositore di numerose raccolte di concerti e di cantate. I concerts che evocano la pace e la guerra fanno ricorso a sonorità militari ma anche campestri, con l'uso di trombe, timbali e musettes (piccole cornamuse molto amate dalla musica francese settecentesca, che rendono con immediatezza un clima pastorale), ma queste possono in alcuni casi essere imitate da violini e flauti. La cantata è veramente superba, estratta dal Premier livre de cantates del 1709, con la bella voce della Dorothée Leclair che si dispiega nelle tonalità chiaroscurali del testo musicale. Le arie sono nella forma del da capo, come stava diventando usuale nella Francia del primo Settecento, alla prima Pourquoi de la parque inflexible, dolcemente e languorosamente malinconica, risponde un récit avec symphonie di un furore tragico e una luminosa aria Fille du Ciel! fortemente evocativa. Conclude la cantata una gioiosa Air de Trompètes et de Musètes, dalle sonorità campestri, ripresa anche nel primo Rondeau del divertissement La Paix. Quest'ultimo è un piccolo capolavoro di mélange di suoni pastorali e marziali.

Anche Clérambault (1676-1749) è famoso soprattutto per i suoi libri di Cantates; L'isle de Délos appartiene al Terzo libro pubblicato nel 1716 e fu scritta dal poeta Antonie Danchet. L'isola di Delo è naturalmente il luogo natio di Apollo, Dio della Musica e della Poesia, mentore delle Muse, così come vi regnano Flora, dea dell'eterna Primavera, Zefiro e Philomèle, immagine della Felicità. La cantata è totalmente incentrata sul tema pastorale, così caro al gusto della Reggenza, con l'air de musette che ci introduce immediatamente nel clima arcadico e naïve. Ma è anche da parte di Clérambault la piena accettazione delle scelte operate dalla cultura musicale ed artistica francese sotto il dominio delle idee del Reggente Filippo d'Orleans. In primo luogo la voga italianeggiante, che imprime un nuovo stile alla musica, tutte le arie sono con il da capo, in secondo luogo l'esaltazione del Piacere e la messa al bando della tristezza e della severità, regno del vecchio sovrano Luigi XIV, sotto l'egida della Raison. L'air tendre Coulez dans une paix profonde, con i suoi flauti in eco, è di una suggestione evocatrice profonda, di una dolcezza infinita.

Martin Gester dà vita a questa splendida musica con brillantezza teatrale, ricca di contrasti dinamici, e l'interpretazione della Leclair è veramente pregevole. Splendido il flauto traverso di Marjorie Pfister, la musette di Patrick Blanc e le trombe naturali, che danno il meglio di sé nei concerti e nel divertissement. Un elogio particolare va anche agli interpreti dello splendido 2ème Concert en do mineur, esemplato sui Concerts Royaux di Couperin, nei suoi movimenti Plainte, Sarabande, Rondeau e Fugue. Un CD che consiglio vivamente a tutti gli amanti della musica barocca francese.

Isabella Chiappara, 4 febbraio 2012
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GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI (1710-1736)

Adriano in Siria opera in tre atti
Livietta e Tracollo
intermezzo

Adriano: Marina Comparato
Emirena: Lucia Cirillo
Farnaspe: Annamaria Dell'Oste
Sabina: Nicole Heaston
Osroa: Stefano Ferrari
Aquilio: Francesca Lombardi

Livietta: Monica Bacelli
Tracollo: Carlo Lepore

Accademia Bizantina
dir. Ottavio Dantone

messa in scena: Ignacio García

Opus Arte OA 1065 D (2 DVD) / OA BD7098 D (Blu-ray)

Èuscito di recente il primo dei previsti video dedicati alle opere di Pergolesi e registrati a Jesi, con un Adriano in Siria andato in scena nell'estate del 2010 insieme all'intermezzo Livietta e Tracollo, scritto dallo stesso Pergolesi per essere eseguito durante i due intervalli dell'opera. Sono previste in futuro altre uscite nella stessa serie, come potete leggere nel sito della Fondazione Pergolesi Spontini.

L'opera è del 1734, su libretto di Pietro Metastasio, commissionata a Pergolesi per il compleanno della regina Elisabetta Farnese. La vicenda si svolge in Antiochia, dove Adriano, novello imperatore, ha convocato i capi dei Parti sconfitti dai Romani. Fra questi il re Osroa ed il suo vassallo Farnaspe: Emirena, figlia di Osroa (e promessa sposa di Farnaspe) è prigioniera dei Romani e Farnaspe chiede ad Adriano che sia rilasciata. L'imperatore è titubante perché si è invaghito della bella prigioniera, tuttavia decide di rimettere la decisione alla stessa Emirena.

Alla vicenda è interessato anche Aquilio, tribuno confidente di Adriano, perché ama segretamente Sabina, promessa sposa di Adriano, e spera quindi in un matrimonio fra l'imperatore ed Emirena che lascerebbe Sabina libera. Sono proprio le macchinazioni di Aquilio a prolungare la vicenda, ma alla fine le sue trame vengono smascherate: Adriano torna alla sua Sabina ed Emirena al suo Farnaspe.

La distribuzione delle arie fra i vari ruoli è piuttosto paritetica, tuttavia i due personaggi principali (3 arie ciascuno ed un duetto) sono Farnaspe ed Emirena, che incarnano una coppia di "promessi sposi" la cui unione è minacciata dal potente di turno. Al primo vengono affidate le due grandi arie che concludono i primi due atti, nonché il ruolo vocale più virtuosistico, che nel 1734 fu ricoperto dal famoso castrato Caffarelli. In questa produzione la parte è cantata da Annamaria Dell'Oste, che fa del suo meglio ma soffre un po' nelle arie più impegnative. Emirena dal canto suo ha forse le arie più belle dell'opera e più tipicamente pergolesiane, tutte soffuse di una ricca inventiva melodica venata di malinconia. Questo ruolo di mezzosoprano, cantato in origine da Giustina Turcotti, è ricoperto qui da Lucia Cirillo in modo molto convincente: a mio avviso è lei la migliore interprete vocale di tutto il cast.

Secondi per importanza vocale sono Sabina ed Osroa, con 4 arie ciascuno, che nel 1734 furono impersonati da Caterina Fumagalli (vecchia conoscenza vivaldiana) e dal tenore Francesco Tolve. Il ruolo di Sabina, la fidanzata virtuosa dell'imperatore, è affidato a Nicole Heaston, che si disimpegna bene ma non sempre è perfetta nella dizione. Invece Osroa, il fiero re dei Parti irriducibile nemico dei Romani, è cantato da Stefano Ferrari, un tenore la cui voce piuttosto "leggera" non mi pare molto adatta al personaggio, oltre ad avere un timbro per me non molto gradevole. Infine abbiamo Adriano e Aquilio, i due Romani, che cantano ognuno 3 arie non particolarmente memorabili; ottima nel primo ruolo Marina Comparato, mentre Francesca Lombardi offre una prestazione un po' più incolore. Notare che anche nel 1734 questi personaggi furono affidati a due donne: Maria Marta Monticelli e Margherita Chimenti; quest'ultima, specializzata nei ruoli maschili, canterà poi anche a Londra con Handel.

La regia ha il pregio di non propinarci assurdità né di obbligare i cantanti a rotolarsi per terra, il che è già qualcosa al giorno d'oggi. Le altre "idee" del regista (per fortuna innocue) mi sono sembrate abbastanza banali: Osroa che si balocca con dei teschi raccattati da terra, Farnaspe che canta Lieto così talvolta in compagnia di un uccello in gabbia, ed altre simili amenità. La scena consiste semplicemente in un terreno cosparso di rovine antiche contro uno sfondo nero. Delle catene pendenti dall'alto vengono usate in alcune scene per mimare la presenza di una prigione, peraltro mai contemplata dal libretto originale. I Romani maschi indossano dei completi color panna che sarebbero adatti ad un remake di serie B di Star Wars, i Parti hanno costumi colorati e di sapore orientale, un po' alla Salgari, ma anch'essi piuttosto brutti.

Insomma, regista e scenografo vogliono mettere in scena un imperatore cattivo, guerrafondaio e imprigionatore di innocenti (sai che novità), ma mi pare invece che il libretto del Metastasio vada in tutt'altra direzione. Inoltre vorrei capire per quale motivo, mentre nel '700 anche il più scalcinato dei teatri poteva fare diversi cambiamenti di scena, oggi siamo quasi sempre condannati ad avere una scena fissa, che di solito per giunta non ha nulla a che vedere con le indicazioni del libretto.

L'orchestra suona molto bene e Dantone accompagna i cantanti con sapiente maestria. Non ho affatto apprezzato però la decisione di accorciare in modo generalizzato i recitativi e di sopprimere anche due arie (di Aquilio e Osroa). È vero che si trattava di uno spettacolo dal vivo, già allungato dalla presenza dell'intermezzo, ma è un peccato che l'unica versione sul mercato dell'opera sia incompleta. Infatti la sola altra registrazione commerciale dell'opera (in CD) è quella di Bongiovanni del 1986, che non era neppure male per l'epoca ma che ora è introvabile. Questo disinteresse delle case discografiche per le opere di Pergolesi è inspiegabile, vista la loro alta qualità: spero che questa uscita possa contribuire ad un'inversione di tendenza.

Infine un breve cenno anche all'intermezzo, che viene recitato sul proscenio a sipario chiuso da Monica Bacelli e Carlo Lepore. Ho trovato la loro recitazione un po' troppo sguaiata per i miei gusti. Apprezzo molto di più, ad esempio, la vecchia versione di Kuijken, che ha una messa in scena meno spartana ed un approccio che mi pare più plausibile.

Tirando le somme: la regia è tollerabile, il cast poteva essere migliore, però l'opera di Pergolesi è molto bella e da sola vale l'acquisto di questi DVD. Spero che qualcuno riesca presto a portare l'Adriano in Siria anche in CD, con dei cantanti di primo piano e, possibilmente, senza tagli. Segnalo che vari spezzoni del video si possono vedere su YouTube: una playlist dedicata all'opera, l'inizio dell'intermezzo e lo stesso nella versione di Kuijken.

Maurizio Frigeni, 22 dicembre 2011
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