La Sala del Cembalo del

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CD & DVD Reviews

Indice / Index

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GEORGE FRIDERIC HANDEL (1685-1759)

Alcina

Alcina: Anja Harteros
Ruggiero: Vesselina Kasarova
Bradamante: Kristina Hammarström
Morgana: Veronica Cangemi
Oberto: Alois Mühlbacher
Oronte: Benjamin Bruns
Melisso: Adam Plachetka

Les Musiciens du Louvre – Grenoble
Wiener Staatsballett
Direttore: Marc Minkowski

Regia: Adrian Noble
Scene e costumi: Anthony Ward

Live Recording, Wiener Staatsoper, 2010

Arthaus Musik 101571 (2 DVD)

Alcina, nonostante sia una delle opere più celebrate di Handel, aveva fino ad ora una sola versione in DVD, di livello piuttosto inadeguato. Questa nuova uscita intende colmare questa mancanza calando due assi nella manica: un cast vocale di star e un direttore celebrato per le sue interpretazioni handeliane. Sebbene il risultato sia decisamente migliore del precedente, però, siamo ben lungi dalla perfezione ed alla fine resta la sensazione di un’occasione sprecata.

Anzitutto, non mi ha convinto la statica messa in scena. Tutta l’opera si svolge in una stanza di un palazzo nobiliare del Settecento, con pochi cambiamenti nel corso della rappresentazione: la parete di fondo che si apre su un verde canneto dopo il coro Questo è il cielo de' contenti; il suddetto canneto che sprofonda (per poi riapparire subito dopo) quando Ruggiero indossa l’anello magico che dissipa le illusioni; delle lucine che calano dal soffitto durante il secondo atto; un buco nel terreno che si apre occasionalmente quando Alcina compie le sue magie.

L'idea penso sia stata quella di assimilare l'isola di Alcina ad una corte "à la Maria Antonietta"; anche i costumi sono ispirati all'estetica francese del tardo settecento. Purtroppo, nonostante alcuni tocchi carini qua e là (Bradamante e Melisso che arrivano in mongolfiera, diversi brevi intermezzi con balletto), quest’opera ribollente di passioni forti risulta fredda e formale. Molte sfumature del libretto non sono state assolutamente sfruttate. La presenza costante di comparse sul palco non aiuta. Queste infatti dovrebbero forse rappresentare i numerosi cicisbei che, quantomeno nell’immaginario collettivo dei nostri giorni, popolavano questo tipo di corti. Essi però non interagiscono mai, se non in maniera minima o per porgere delle sedie, con i protagonisti, né partecipano ai loro drammi umani. Anzi, in un certo senso fanno parte del pubblico, guardando il dramma che si svolge di fronte a loro come spettatori e addirittura applaudono in modo composto al termine delle arie! Questa sorta di teatro nel teatro conferisce una sensazione di grande distacco verso la storia, il che è un peccato considerando quanto coinvolgente sia la trama dell’Alcina. Il tutto non è aiutato dalla performance attoriale decisamente deludente e poco ispirata di un po’ tutti i cantanti, evidentemente mal guidati dal regista.

Una parte della responsabilità ricade sul direttore. Minkowski è sicuramente un ottimo interprete di Handel e distribuisce ottimi momenti musicali attraverso tutta l’opera, ma tende a favorire un’interpretazione piuttosto muscolare della partitura e talvolta le parti più liriche ne soffrono. Giudizio ambivalente sui cantanti. Alcina è Anja Harteros, cantante non abituatissima al repertorio barocco. La voce in effetti ha un colore “lirico” – nel senso più classico del termine – e ogni tanto indulge in qualche portamento un po’ fuori epoca, ma riesce ad essere espressiva senza manierismi ottocenteschi. Inoltre la Harteros ha effettivamente una voce molto bella e una notevole presenza scenica, seppure non mi abbia convinto come attrice al pari di tutto il cast, e centra una Ah, mio cor (stirata in ben 13 minuti) da antologia. La Kasarova (Ruggiero) ha una voce dalla grande personalità come sempre, ma è in evidente declino vocale e nelle arie si muove come un’epilettica. Continuano a non entusiasmarmi le ultime prove della Cangemi (Morgana), che qui esibisce una voce schiacciata e un po’ costretta. Il risultato è che manca di lirismo nelle arie lente (vedere Credete al mio dolore) e non decolla nelle arie più movimentate, commettendo il peccato mortale di consegnare una Tornami a vagheggiar noiosetta. Bradamante è cantata dalla Hammarström, che si conferma un mezzo/contralto di punta del repertorio barocco, anche se ancora ci sono margini di miglioramento a livello interpretativo. Benjamin Bruns (Oronte) e Adam Placetka (Melisso) non vanno oltre il corretto. Da rimarcare infine la performance eccezionale della voce bianca che interpreta Oberto, un solista dei Wiener Sängerknaben. Sebbene si capisca che non comprende molto di quello che dice, ha una voce molto corposa per essere una voce bianca, senza alcun problema di sostegno o di intonazione e inanella perfettamente le agilità riuscendo pure ad essere abbastanza espressivo. Di buon gusto, senza eccessi, le variazioni sul da capo di tutti i cantanti.

Devo segnalare infine con una certa frustrazione la presenza di adattamenti alla partitura, dovuti alla scelta di dividere l’opera in due parti anziché nei suoi tre atti. La prima parte termina infatti con Ah, mio cor. Il motivo non lo comprendo visto che tutta l'opera dura più di tre ore (i recitativi sono stati lasciati quasi tutti intatti) e credo che mantenere la suddivisione in tre atti sarebbe stata cosa gradita al pubblico. La bipartizione ha avuto due conseguenze: la scena tra Oronte e Morgana subito dopo Ah mio cor – aria di Oronte È un folle e vile affetto inclusa – è stata tagliata e al suo posto, come introduzione alla seconda parte, Minkowski esegue il primo movimento del concerto per organo op.4 n.4 HWV 292, con la parte solistica adattata per orchestra. Curiosamente, questo movimento deriva proprio da un coro dell’Alcina scartato prima della rappresentazione (ma che certo non stava in questo punto dell’opera). Peccato che per un riversamento in DVD sia stato deciso di utilizzare una versione rimaneggiata!

Si può notare inoltre che dopo Ombre pallide (al termine del secondo atto secondo la suddivisione originale) viene eseguita, completa di ballerini, la suite del sogno della fine del secondo atto dell’Ariodante. Questa soluzione fu effettivamente applicata da Handel come cambiamento dell’ultimo minuto, ma non è sempre utilizzata dai direttori d’orchestra. Inoltre, la bellissima aria di Ruggiero del primo atto Bramo di trionfar, composta e poi scartata da Handel prima della prima ma reintegrata in alcune registrazioni (Curtis), non viene eseguita.

Il cofanetto, in 2 DVD, contiene oltre all’opera un filmato di 21 minuti di behind the scenes. Chi volesse vedere dei brani da questa produzione può trovare tutta l'opera in questa playlist di YouTube.

Luca Maltagliati
15 settembre 2011Torna alle Recensioni

bellerophon

JEAN-BAPTISTE LULLY (1632-1687)

Bellérophon

Baccus: Robert Getchell
Pan: Evgueniy Alexiev
Apollon: Jean Teitgen
Un berger: Cyril Auvity
Muses: Jennifer Borghi e Céline Scheen
Bellérophon: Cyril Auvity
Philonoé, Napée: Céline Scheen
Sténobée, Amazzone: Ingrid Perruche
Argie, Pallas, Amazzone, Dryade: Jennifer Borghi
Jobate, re di Licia: Evgueniy Alexiev
Amidosar, Apollon, Dieu des bois: Jean Teitgen
La Pytie, Dieu des bois: Robert Getchell

Les Talents Lyriques
Choeur de Chambre de Namur
Dir.: Christophe Rousset

Aparté AP015 (2 CD)

Christophe Rousset consegna alla discografia l'ultima opera di Jean-Baptiste Lully ancora non registrata e lo fa con un'esecuzione veramente splendida, che segue un concerto a Beaune nella scorsa estate ed un altro, quello registrato dal vivo in questi CD, alla Cité de la Musique di Parigi nel mese di dicembre 2010.

Rousset non è al suo primo Lully, già il Persée e il bellissimo Roland avevano colpito molto la critica. Anche in questo caso abbiamo un ottimo cast (in cui rifulge un ispirato Cyril Auvity), il bravissimo Coro da Camera di Namur, e un ricco comparto strumentale con 17 archi tra violons, hautes-contre, tailles e quintes, due flauti a becco, due oboi, un fagotto, due trombe, timpani, percussioni e clavicembalo, che rendono quest'incisione veramente rimarchevole.

L'opera è interessante anche perchè è la prima tragédie lyrique di Lully realizzata su libretto di Thomas Corneille (1625-1709) e non di Philippe Quinault, con il quale il Grand Surintendant aveva firmato le prime tragédie, a cominciare da Cadmus et Hermione. La ragione va cercata nella disgrazia presso il Re Luigi XIV che aveva colpito lo scrittore: nel 1676 il re si era invaghito di M.me de Ludres, con grande scorno della Montespan, sua maitresse en titre, che inviperita, nonostante Luigi fosse a lei tornato, aveva visto la rivale, incarnata nella dolce Io, tra i protagonisti dell'opera Isis, in cui una collerica e tonitruante Giunone si scatenava contro l'amante mortale di Giove. Il parallelo era troppo calzante e così Quinault era caduto in disgrazia.

Lully si era dovuto così rivolgere a Corneille per la sua successiva opera. L'autore, che aveva già firmato la Medée per Charpentier, si provò prima con una Psyché, rivisitazione di una tragédie-ballet del 1671, senza molto successo, e solo nel 1678 mise mano ad un nuovo libretto che avesse come protagonista il mitico eroe Bellérophon e la sua epopea, che Corneille riprese dall'Iliade, ma anche da Apollodoro ed Igino. Le gesta dell'eroe che aveva vinto la mostruosa Chimera, ma anche le Amazzoni e i Solimi, ben si prestavano, in quella particolare congiuntura storica, a celebrare il sovrano di Francia, vincitore in quegli anni sul fronte del Nord, con la presa di Ypres e Gand, e il trattato di Nimega, con la prospettiva del matrimonio fra Maria-Louise d'Orleans e il re di Spagna Carlo II rispecchiato dalle nozze fra Bellérophon e Philonoé. Non a caso il Prologo è più encomiastico del solito, con Apollo e le Muse che salutano il re di Francia come le plus grand Roy de l'univers.

Il soggetto si prestava anche ad un gran uso di macchine per dar vita al "meraviglioso" sulla scena, con la creazione della Chimera, il mostro con corpo di leone, capra e serpente, che vomitando fuoco dalle sue tre fauci terrorizzava la Licia, e l'arrivo di Pegaso alato che doveva aiutare Bellérophon nella sua impresa. Le vicissitudini della storia faranno infatti di Bellérophon prima lo sposo designato della figlia del re di Licia, Philonoé, scatenando così l'ira furiosa della gelosa Sténobée che si rivolgerà al mago Amidosar per la sua vendetta; in seguito l'uccisore della Chimera da questi creata per distruggere la Licia. Il matrimonio fra Bellérophon, che si scoprirà essere figlio di Nettuno, e Philonoé, concluderà in gloria la tragédie. I divertissements scandiscono gli atti, cinque come di consueto, con la loro grazia e la sublime fusione fra balletto e coro.

Dal punto di vista musicale si tratta di un lavoro innovativo nell'opera di Lully. I rapporti difficili con lo scrittore misero comunque il musicista di fronte ad un modo diverso di trattare il testo che avrebbe dovuto musicare. Per questa ragione per la prima volta in questa tragédie viene messo in grande risalto il recitativo accompagnato e, pur avendo grande importanza le danze, c'è più continuità fra queste e la parte cantata, creando un grande equilibrio fra testo, azione e balletto, decisamente più preponderante nelle opere precedenti.

Questo fu compreso già dai contemporanei, come leggiamo sul Mercure Galant dopo l'esecuzione: "... que les divertissements qu'on y fait entrer naissant de la Pièce mesme, e font une partie de l'action...". L'opera fu data nel febbraio del 1679 al Palais Royal, con scene di Carlo Vigarani, e l'anno successivo a Saint Germain-en-Laye al cospetto del re. Naturalmente ebbe poi moltissime riprese fino a tutto il Settecento.

Come dicevo l'esecuzione di Rousset è notevolissima. Il cast, con Cyril Auvity nel rôle-titre, Celine Scheen nel ruolo di Philonoé, Ingrid Perruche come Stenobée e Jean Teitgen nel bellisssimo ruolo di Amisodar (a cui è destinata alla fine del II atto una delle più belle arie: "Que ce jardin se change en un désert affreux") è assolutamente perfetto. I momenti più spettacolari sono soprattutto nel IV atto, con l'arrivo della Chimera nella dolcezza arcadica dei campi e la disperazione di Bellérophon, che ci dona un altro momento unico con la sua aria magnifica "Heureuse mort, tu vas me secourir"; soltanto l'arrivo di Atena con Pegaso mitigherà il dolore, seguito dalla lotta vittoriosa contro la Chimera. Assolutamente deliziosi sono poi i duetti fra Bellérophon e Philonoé.

La direzione di Rousset è come al solito notevolissima, con la luce e la naturalezza che prevalgono sulle ombre e sul pathos. Dicevo di un cast tutto rimarchevole, ma è soprattutto Cyril Auvity che come sempre, con la sua dolce e sensuale voce di haute-contre, si dimostra l'incarnazione mirabile di questa musica.

Isabella Chiappara
3 settembre 2011Torna alle Recensioni

GEORGE FRIDERIC HANDEL (1685-1759)

Theodora

Theodora: Christine Schäfer
Didymus: Bejun Mehta
Valens: Johannes Martin Kränzle
Septimius: Joseph Kaiser
Irene: Bernarda Fink
Messaggero: Ryland Davies

Freiburger Barockorchester
Ivor Bolton
Messa in scena: Christof Loy

Cmajor 705708 (2 DVD)

theodorabolton

In preda a non so quale raptus, negli ultimi due-tre mesi le case hanno fatto uscire ben tre versioni di oratori handeliani sotto forma scenica in DVD: il Belshazzar, il Messiah, e questa Theodora, ripresa live dal festival di Salisburgo del 2009 e che fa quindi parte delle celebrazioni per i 250 anni della morte del compositore.

Ora, un DVD della Theodora ha l'ingrato compito di scontrarsi con l'ingombrante paragone della celebratissima e contestata, insomma quasi leggendaria, edizione di Glyndebourne, che riuniva l'accoppiata Christie/Sellars e un cast stellare di cantanti. Ne parlerò più in dettaglio nel corso della recensione. Bisogna però considerare questo DVD anche per meriti propri e non solo di confronto.

La messa in scena di Christof Loy anzitutto. La scenografia dell'immensa Große Festspielhaus resta la stessa per tutti e tre gli atti: un grande organo sullo sfondo (elemento che interverrà anche a livello pratico, dato che è stato inserito un concerto per organo, quello in sol minore HWV 310, nel terzo atto), delle ampie gradinate e delle sedie che vengono spostate e utilizzate in vari modi nel corso della rappresentazione.

Anche i costumi sono sobri, per non dire inesistenti: il coro e i solisti sono vestiti come per un concerto, in completo gli uomini e in nero lungo le donne. Fa eccezione Theodora, che è vestita di bianco per il primo atto e molto appropriatamente in rosso, con in più un forte rossetto, nel secondo atto nella scena del tempio/prigione. Insomma, praticamente l'opposto dell'approccio narrativo usato da Sellars nel DVD di Glyndebourne, che trasponeva la storia in una sorta di America dei giorni nostri.

Per contro, i cantanti e il coro non stanno fissi in scena ma entrano ed escono come in una normale rappresentazione teatrale. Siamo quindi di fronte ad una sorta di rappresentazione semiscenica, in cui lo svolgimento della storia è reso non da scene e costumi ma dalle sole capacità attoriali dei solisti e del coro. Detto così può sembrare strano ma a vederlo lo spettacolo rende piuttosto bene.

Dal punto di vista musicale non ci sono grandi punti deboli, come neppure grandi rivelazioni. I Freiburger Barockorchester, diretti da Ivor Bolton, sono un complesso solido con un bel suono pieno, ma tendono ad essere troppo monolitici e mancano della sottigliezza e raffinatezza dei colori che Christie riesce a trasmettere nel DVD all'Orchestra of the Age of Enlightment (non parlerò delle Theodore incise in CD se non per dire che è stato un oratorio fortunato di cui si possono trovare almeno un paio di eccellenti registrazioni). Sicuramente parte della colpa dev'essere attribuita a Bolton, che certo non è Christie nell'abilità di cogliere le sfumature della partitura di Handel. La scena della prigione di Theodora, nel secondo atto, ne è un chiaro esempio.

Come ovvia conseguenza, i momenti dove Bolton riesce meglio sono i cori, che beneficiano di questa maggiore graniticità sonora. Le intenzioni di Bolton sono mirabilmente supportate dal Salzburger Bachchor, che è un coro eccellente e convince pienamente anche a livello attoriale ed espressivo. A credito di Bolton, va detto che le variazioni sul da capo dei cantanti sono interessanti, di buon gusto e mai eccessive.

Il cast di cantanti riunisce nomi noti a cantanti (immagino locali) che francamente non avevo mai sentito. In media, tutti consegnano delle buone prove e tutti sono un gradino inferiori al cast del DVD di Christie. La protagonista è cantata da Christine Schäfer, che ho difficoltà ad inquadrare bene: ha una voce più matura, più "pesante" se vogliamo, del classico soprano che incarna Theodora (l'eterea e ispirata Dawn Upshaw del DVD Christie in primis, ma anche la Petibon del CD diretto sempre da Christie), ma non viene sfruttata appieno. Il ruolo di Theodora avrebbe potuto beneficiare di una voce un po' più terrena rispetto alla classica interpretazione virginale, ma questo non viene fuori bene dalla rappresentazione, quindi l'effetto finale è che non si capisce bene dove voglia andare a parare. La Schäfer comunque, nonostante una pronuncia inglese un po' accentata, non ha particolari problemi ad affrontare il ruolo.

Bejun Mehta è forse il cantante più atteso del cast nella sua interpretazione di Didymus, il centurione romano convertito da Theodora e legato a lei da un casto amore, che compie il tentativo estremo di liberarla per poi morire assieme a lei alla fine dell'oratorio. Come spesso per i controtenori, qui interviene pesantemente il gusto personale. Io non trovo la voce di Mehta particolarmente attraente, con quel timbro vagamente acido. Mehta risulta più efficace nelle arie veloci o con qualche coloratura che nelle arie lente (che costituiscono la maggior parte dell'oratorio per quanto lo riguarda), ed è il membro del cast che mi ha convinto meno a livello attoriale. Va detto però che risuona molto bene nell'acustica della sala (almeno a quel che sembra da questa registrazione) e sicuramente gli estimatori saranno pienamente soddisfatti dalla sua prova, che è comunque positiva.

Il tenore Joseph Kaiser, a me sconosciuto, è l'altro ufficiale romano, Septimius. Questo è forse il personaggio più sfumato, che non trova un posto chiaro tra il mondo pio e leggermente fanatico dei Cristiani e quello disumanato dei Romani del tardo Impero (secondo il libretto, ovviamente). Attaccato ai valori della romanitas classica di virtus e compassione, risulta paradossalmente la figura più moderna ed "illuminata" (il libretto, intelligentemente, ci lascia in dubbio sulla sua eventuale conversione al cristianesimo, che invece conclude il racconto – scritto dal noto scienziato Robert Boyle – da cui esso è tratto). Kaiser, che certo non ha i mezzi di Richard Croft dell'altro DVD, ha una voce molto bella, una buona presenza scenica e canta e recita con convinzione e coinvolgimento, pur essendo un po' debole nelle agilità (come l'aria "Dread the fruits of christian folly" dimostra).

L'antagonista principale dell'oratorio, il crudele governatore di Antiochia Valens, è cantato da un altro cantante a me ignoto, Johannes Martin Kränzle. Il ruolo di Valens è molto estroverso e resta completamente al di fuori dei complessi dilemmi emotivi e religiosi che coinvolgono tutti gli altri personaggi, quindi permette agli spettatori dei momenti di rilassamento nel dramma e consente al cantante di avere una bella vetrina di esibizione. Non so come sia Kränzle nei ruoli un po' meno bidimensionali di Valens, ma qui funziona benissimo sia a livello musicale che attoriale, e ruba la scena in diverse occasioni.

L'ultimo membro del cast (non parlo del piccolissimo ruolo del messaggero, qui consegnato a Ryland Davies che, oltre a recitare un paio di righe, è spesso in scena come comparsa muta nelle scene dei Cristiani) è Bernarda Fink come Irene, una cristiana confidente di Theodora. La Fink non delude da nessun punto di vista, ma resta un po' in disparte nella storia, oltre a doversi confrontare con l'immensa Lorraine Hunt-Lieberson, che anche grazie alla regia di Sellars emergeva come un punto focale del dramma, centro e anima della comunità cristiana ancor più di Theodora. In questa rappresentazione il personaggio torna ad essere semplicemente "una cristiana", come dal libretto originale.

Niente da dire a livello tecnico in merito di presa sonora e qualità visiva (l'ho visto in DVD e non in BluRay e mi è sembrato pienamente soddisfacente). Concludo con due punti negativi: il primo riguarda il cofanetto in sé, che non contiene alcun contenuto speciale pur avendo 2 DVD. Per me al giorno d'oggi proporre un DVD senza contenuti speciali non è proprio possibile. Il secondo è più consistente perché riguarda la rappresentazione, che inspiegabilmente taglia l'importantissimo dialogo del terzo atto in cui Theodora annuncia ad Irene la sua intenzione di tornare da Didymus per salvarlo, pur sapendo che così corre verso la propria morte. Questo dialogo è cruciale per la storia perché è il momento fondamentale dell'evoluzione psicologica di Theodora, che solo pochi minuti prima aveva celebrato il Signore per la sua liberazione, nell'aria When sunk in anguish. Non riesco proprio a capire perché questo minuto scarso di recitativo sia stato tagliato (assieme al successivo duetto Whither, princess, do you fly tra Irene e Theodora). L'introduzione del concerto per organo HWV310 (proprio tra l'aria When sunk e il successivo recitativo), accompagnato da una sorta di sequenza onirica incentrata su Theodora, non era indispensabile ma non disturba più di tanto.

Conclusione: sebbene inferiore alla precedente edizione della Theodora in DVD (anche se quelli che non sopportano Sellars potrebbero dissentire) e nonostante qualche fastidio, questo DVD è un buon acquisto. Anche perché la Theodora sarà magari un oratorio un po' difficile per la sua cupezza e per la grande quantità di arie lunghe e dense, ma è un pezzo di musica sublime. Chi volesse vedere qualche brano tratto da questi DVD può trovarne su YouTube diversi esempi, ad esempio la scena della prigione e il duetto tra Theodora e Didymus alla fine del secondo atto.

Luca Maltagliati
4 settembre 2011Torna alle Recensioni

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