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CD & DVD Reviews

Indice / Index

Bertaridus

GEORG PHILIPP TELEMANN (1681-1767)

Flavius Bertaridus

Bertaridus: Maîte Beaumont (mezzosoprano)
Flavia: Ann-Beth Solvang (mezzosoprano)
Rodelinda: Nina Bernsteiner (soprano)
Grimoaldus: Antonio Abete (basso)
Orontes: Jürgen Sacher (tenore)
Cunibert: Katerina Tretyakova (soprano)
Onulfus: David D. Q. Lee (controtenore)
Spirito guardiano: Mélissa Petit (soprano)

Academia Montis Regalis
direttore: Alessandro De Marchi
Deutsche Harmonia Mundi
88691926052 (3 CD)

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Dopo averci dato lo scorso anno un’eccellente Olimpiade di Pergolesi, Alessandro De Marchi continua per fortuna a battere sentieri poco frequentati e ci propone un’altra primizia: Flavius Bertaridus König der Langobarden, una delle poche opere serie superstiti di Telemann. Come l’Olimpiade, anche quest’opera è stata registrata dal vivo al Festival che si svolge ad Innsbruck ogni agosto e di cui De Marchi è direttore artistico: una collaborazione che, grazie anche a DHM, ci sta dando alcuni fra i dischi più interessanti degli ultimi anni, e che continuerà a darli visto che quest’anno è prevista la registrazione in CD de La Stellidaura vendicante di Provenzale.

Il libretto, adattato da Christoph Gottlieb Wend e dallo stesso Telemann, si riferisce alla contesa fra Bertarido e Grimoaldo per il regno di Lombardia, come nella Rodelinda di Handel. Ma mentre Handel si rifà ad un testo scritto da Antonio Salvi e messo in scena per la prima volta a Firenze nel 1710, in questo caso il modello è rappresentato da un Flavio Bertarido scritto da Stefano Ghisi e messo in musica da Carlo Francesco Pollarolo per Venezia nel 1706. Perciò le due vicende sono piuttosto diverse ed in particolare in questa versione tutti gli aspetti più spiacevoli e moralmente disdicevoli sono stati in qualche modo alterati, forse per non offendere la sensibilità del pubblico borghese di Amburgo, dove l’opera andò in scena nel 1729.

La vicenda inizia con Bertaridus che, tramite il fidato aiutante Onulfus, chiede all’usurpatore Grimoaldus di essere perdonato e poter rientrare in patria dopo anni di esilio a riabbracciare la moglie Rodelinda ed il figlio Cunibert (chiamato Flavio nell’opera di Handel), tenuti prigionieri da Grimoaldus. Questi acconsente alla rappacificazione, ma Rodelinda e Cunibert sono in realtà da molto tempo fuggiti di prigione e vagano travestiti per le campagne circostanti. Flavia, sorella di Bertaridus (chiamata Eduige in Handel), è stata costretta a sposare Grimoaldus (a cui ha dato un figlio) ma lo detesta ed è corteggiata da Orontes, generale dell’usurpatore. Quando lascia la reggia per una passeggiata nei boschi incontra Rodelinda e Cunibert, sotto i falsi nomi di Lucinde e Niso e li invita a corte per farle compagnia. In seguito i due fuggiaschi incontrano anche Bertaridus ed Onulfus, che si stanno recando alla reggia: i coniugi si ritrovano dopo molti anni e tuttavia Rodelinda decide di continuare con il suo travestimento, perché il suo piano è quello di uccidere Grimoaldus.

Le circostanze l’aiutano perché il tiranno, non appena la incontra sotto le mentite spoglie di Lucinde, se ne innamora (senza riconoscerla) e le dà un appuntamento notturno. Rodelinda/Lucinde va all’appuntamento ma nel buio colpisce invece (senza ferirli) prima il marito Bertaridus, che si era appostato roso dalla gelosia, e poi Orontes, che sperava in un incontro con Flavia. Lucinde viene quindi imprigionata da Grimoaldus e condannata a morte. Ma poco dopo Bertaridus e Cunibert liberano Rodelinda dal carcere, mentre Orontes rivela a Flavia che Grimoaldus è morto in un incidente di caccia. Le sue profferte amorose vengono però respinte ancora una volta da Flavia e Orontes allora le fa credere che il suo figlioletto Regimbert sia stato ucciso dalla folla, inferocita contro Grimoaldus. A questo punto compare, come deus ex machina, lo spirito guardiano dei Lombardi, che ordina a Bertaridus di riprendersi il suo trono. Orontes offre i suoi servigi al nuovo re e riporta a Flavia il figlio Regimbert sano e salvo, ottenendo in cambio la sua mano.

Come si vede la trama è un gran minestrone dove alla fine non ci sono né buoni né cattivi. Grimoaldus più che uno spietato tiranno è solo un pallone gonfiato e, rispetto alla Rodelinda di Handel, manca un “cattivo totale” come Garibaldo. Caratteristica l’importanza data agli affetti familiari ed ai figli, uno dei quali (Cunibert) partecipa attivamente all’azione. Naturalmente il regista di Innsbruck ha manomesso alcuni particolari: ad esempio fa uccidere Grimoaldus da Bertaridus e Cunibert ed identifica lo spirito guardiano dei Lombardi con il piccolo Regimbert, ma queste stupide modifiche per fortuna non riguardano chi ascolta i CD.

L’opera è presentata quasi nella sua interezza (“in una forma leggermente abbreviata” si legge nelle note accluse: ad occhio e croce solo nel terzo atto è stato operato qualche taglio sostanziale e la durata totale è di quasi tre ore e mezza) sicché è possibile farsene un’idea piuttosto precisa. Un evitabile arbitrio è stato l’aver affidato ad Onulfus una delle arie di Bertaridus “per dare maggior peso a questo piccolo ruolo” (ovvero: l’unico controtenore della produzione si è lamentato perché cantava troppo poco e purtroppo invece di cacciarlo a pedate l’hanno accontentato). Inoltre De Marchi non ha resistito alla tentazione di giocare col già nutrito organico strumentale, inserendo ad esempio uno chalumeau per accompagnare l’apparizione dello spirito guardiano. Ma si tratta per fortuna di piccole cose che non inficiano il piacere di poter ascoltare un’opera di Telemann in modo pressoché integrale: finora l’unica opera seria di Telemann disponibile in CD era l’Orpheus inciso nel 1996 da René Jacobs.

La struttura è quella solita delle opere di Telemann: recitativi in tedesco ed arie sia in tedesco (la maggior parte) sia in italiano. Rispetto all’Orpheus mancano arie in francese e manca inoltre l’usuale coppia di personaggi “comici”. La musica delle arie ricorda spesso l’opera italiana dei primi del Settecento: non c’è traccia qui del nuovo “stile napoletano” che spopolava allora in Italia e prevale invece il trattamento contrappuntistico del materiale orchestrale, cosa che sarebbe suonata assai desueta alle orecchie di un contemporaneo italiano. Caratteristico è anche il ricorso al coro, a mo’ di “turba” bachiana, per sottolineare dei momenti di intensa eccitazione collettiva.

Tipici di Telemann sono anche gli effetti di colore ottenuti con l’uso di particolari strumenti solisti nell’accompagnamento di alcune arie, sempre con effetti molti belli. Si ascolti ad esempio il flauto traverso nell’aria di Rodelinda Dormi pure, amato figlio, il fagotto in Cari lidi di Bertaridus, oppure i flauti diritti che imitano gli usignoli in Mischt, ihr muntern Nachtigallen di Flavia, tanto per fare alcuni esempi. Non mancano neppure le classiche arie eroiche, come le squisite Ho disarmato il fianco, Fa’ pur guerra e Lieto suono di trombe guerriere cantate da Bertaridus.

I personaggi principali sono di gran lunga quelli di Flavia, Bertaridus e Rodelinda. Nel 1729 questi ruoli furono interpretati rispettivamente da Margaretha Susanna Kayser (primadonna assoluta nonché impresaria dell’Opera di Amburgo per diversi anni), Maria Domenica Polon (che in gioventù aveva cantato con Vivaldi all’Ospedale della Pietà) e Christina Maria Avoglio (che in seguito canterà a Londra con Handel). Notare che Avoglio e Polon (a volte italianizzata in Pollone) avevano cantato pochi mesi prima sempre ad Amburgo nel Giulio Cesare di Handel, nei ruoli di Cleopatra e Cesare. In questa incisione spicca per bravura il Bertaridus di Maîte Beaumont, che si conferma sempre più cantante dai mezzi impressionanti e dalla tecnica solidissima, superba sia nelle arie che nei recitativi. Oserei dire che la sua prestazione vale da sola l’acquisto dei CD. Ottime ma un po’ sbiadite, nel confronto, Ann-Beth Solvang e Nina Bernsteiner, che fanno un lavoro eccellente soprattutto nei recitativi.

Dopo questi seguono per importanza i ruoli di Orontes e Grimoaldus, ma in questo caso gli esiti sono purtroppo meno felici. Jürgen Sacher ha un’emissione tutta di petto, molto urlata e tremolante, che oltre ad essere stilisticamente dubbia non si addice molto al personaggio (si veda ad esempio come rovina un’aria delicata quale Schönste Sonnen). Antonio Abete tratteggia Grimoaldus in una forma troppo caricaturale, anche se questa è probabilmente più colpa del regista che  non sua (ricordiamo che si tratta di una ripresa dl vivo). Però il suo problema principale rimane quello di una dizione che già in italiano non è molto chiara e che in tedesco diventa ancora peggiore. Nel complesso il cast di questo Flavius Bertaridus appare più debole rispetto a quello dell’Olimpiade, e anche quello della Stellidaura vendicante in programma quest’anno ad Innsbruck non promette ahimé meraviglie: speriamo che questa perniciosa tendenza possa cambiare nel prossimo futuro.

Alessandro De Marchi schiera per l’occasione una formazione di oltre 40 elementi (si sa che ad Amburgo Telemann aveva a sua disposizione un’orchestra piuttosto nutrita), che suona in modo ineccepibile sotto la sua direzione. La sua attenzione ai dettagli si è spinta fino a cercare nelle Sonate Metodiche di Telemann dei modelli di ornamentazione per gli abbellimenti da cantare nei da capo. A volte, come dicevo sopra, ha esagerato nel cercare soluzioni troppo particolari, ma nel complesso rimane uno dei pochi direttori che ancora si preoccupano della verosimiglianza storica di ciò che fanno. Infine, i tecnici del suono sono riusciti a fare un ottimo lavoro: voci e orchestra suonano molto dettagliate e allo stesso tempo naturali.

Malgrado la lunghezza e nonostante la mia conoscenza del tedesco sia tutt’altro che buona (ma il libretto è tradotto anche in inglese) le tre ore e mezzo di ascolto sono passate in un soffio: l’opera è bella e tutti i musicisti la eseguono con grande passione. Un cofanetto che consiglio a tutti gli amanti del barocco musicale.

Maurizio Frigeni, 27 luglio 2012

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