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Index / Indice

NICOLA PORPORA (1686-1766)

Aminta Cantate Pastorali

Ninfe e pastor che al bel Sebeto in riva, per alto e basso continuo
Questa dunque è la selva, per alto e basso continuo
D´Amor la bella pace, per alto e basso continuo
Freme il mar, e col sussurro, per alto, due violini e basso continuo
Ecco che il primo albore, per alto, due violini e basso continuo
Sonata per violoncello in fa maggiore
Partimenti del Sig. Nicola Porpora

Marina De Liso, mezzosoprano
Stile Galante
Stefano Aresi, direzione

Pan Classics PC10285

Ultimamente sono usciti diversi CD dedicati alle cantate da camera di Porpora: nello scorso gennaio ne avevo già recensito uno dedicato a cantate per soprano, questo invece contiene delle cantate per alto. Si tratta di un repertorio piuttosto vasto: ci restano oltre 130 cantate sicuramente attribuibili a Porpora, solo 23 delle quali però scritte per voce di contralto, alle quali si possono aggiungere altre 15 cantate che esistono nella doppia versione soprano/alto. Nella stragrande maggioranza dei casi la voce è accompagnata dal solo basso continuo: fra le cantate per alto solo tre prevedono in partitura due violini oltre al basso e due di queste cantate sono registrate in questo CD.

Le pecorelle della copertina (invero piuttosto brutta) fanno riferimento all’ambientazione pastorale che, insieme al tema del lamento amoroso, era normale per la quasi totalità delle cantate del Settecento. Tipica da questo punto di vista la cantata Ninfe e pastor che al bel Sebeto in riva: è un lamento di Tirsi che non trova più la sua amata Filli e chiede aiuto agli amici pastori, anche se ha il dubbio (più che fondato) che Filli in realtà lo sdegni. Piccola curiosità: il fiume Sebeto scorre a Napoli, anche se oggi è completamente interrato.

In Questa dunque è la selva i ruoli sono scambiati: stavolta è Nice ad essere stata abbandonata dall’ingrato Aminta ed a cercare conforto nei boschi che videro il loro amore. Un’altra variazione sul tema è offerta da D’Amor la bella pace: il solito innamorato, respinto dalla crudele Filli, cerca una voyeuristica consolazione osservando due amanti flirtare all’ombra di un faggio. In queste tre cantate la voce è accompagnata dal solo basso e la struttura è sempre la stessa: due recitativi che spiegano la situazione, seguiti da due arie (la prima lenta e la seconda veloce) in cui gli affetti si dispiegano: rabbia, rimpianto, tenerezza, stupore... È quindi fondamentale la capacità del cantante di far emergere queste contrastanti emozioni, per mezzo di un uso molto flessibile della voce.

Purtroppo in questo CD ciò manca quasi del tutto: Marina De Liso ha una voce piuttosto pesante, inficiata da un vibrato ampio e incessante. In queste condizioni è molto difficile rendere giustizia alle cantate di Porpora, anche perché la scrittura del compositore napoletano non è affatto appariscente, anzi si presenta spesso come una delicata trama che deve poi essere riempita in modo intelligente dalla flessibile voce del solista. Diverse volte ad esempio ascoltiamo delle note lunghe, in un’aria dall’andamento lento, che richiederebbero una messa di voce ed invece sono purtroppo risolte dalla De Liso senza variazioni nella dinamica e con un ampio vibrato.

Le cose vanno leggermente meglio nelle altre due arie, nelle quali l’accompagnamento è irrobustito dalla presenza di due violini e dove quindi la voce è meno scoperta. In Ecco che il primo albore l’ambientazione bucolica si fa protagonista: nel testo non sono presenti innamorati più o meno infelici ma viene semplicemente descritta una scena pastorale estiva, la cui serena pace è però contrastata nell’aria conclusiva dall’evocazione moraleggiante di una belva feroce pronta a sbranare la pecorella smarrita. Invece nella prima aria i violini col loro suono imitano delle zampogne, un espediente largamente utilizzato quando si tratta di evocare la presenza di pastori.

A completare il CD alcuni brani strumentali che, per quanto detto sopra, risultano alla fine le cose più interessanti nel CD: una sonata per violoncello molto bella e dal sapore vagamente vivaldiano, e quattro partimenti, ossia brani scritti per far esercitare gli alunni di Porpora nell’arte dell’accompagnamento e dell’improvvisazione. Un po’ poco comunque per giustificare l’acquisto di un CD che è nel complesso un’occasione mancata.

Maurizio Frigeni, 16 giugno 2013

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