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AGRIPPINA

Giovanni Legrenzi: Germanico sul Reno (1676)
- O soavi tormenti dell’alma

Giacomo Antonio Perti: Nerone fatto Cesare (1692)
- Date all’armi o spirti fieri
- Questo brando, questo folgore

Paolo Giuseppe Magni: Nerone infante (1703)
- Date all’armi o spirti fieri

Georg Philipp Telemann: Germanicus (1704)
- Rimembranza crudel

Nicola Porpora: L’Agrippina (1708)
- Mormorando anch’il ruscello
- Con troppo fiere immagini

George Frideric Handel: Agrippina (1709)
- Ogni vento
- Pensieri, voi mi tormentate
- L’alma mia fra le tempeste

Giuseppe Orlandini: Nerone (1721)
- Tutta furie e tutta sdegno

Johann Mattheson: Nero (1723)
- Già tutto valore

Giovanni Battista Sammartini: Agrippina, moglie di Tiberio (1743)
- Non ho più vele
- Deh, lasciami in pace

Carl Heinrich Graun: Britannico (1751)
- Se la mia vita, o figlio
- Mi paventi il figlio indegno


Ann Hallenberg, mezzosoprano

Il Pomo d’Oro
dir. Riccardo Minasi

Sony/DHM 88875055982

In questo suo nuovo recital operistico, Ann Hallenberg ha assemblato una serie di arie che furono tutte cantate dal personaggio di Agrippina (a parte la seconda aria di Perti, che per questo motivo viene etichettata come bonus). In realtà, come ci spiega lei stessa nel libretto, le Agrippine famose, ritratte in diverse opere, furono ben tre: la prima moglie di Tiberio, la sua sorellastra moglie di Germanico, e poi la figlia di quest’ultima, madre di Nerone e sorella di Caligola. Si tratta di un ingegnoso pretesto per raccogliere 16 arie molto variegate, provenienti da opere che spaziano su di un periodo di tre quarti di secolo, e soprattutto poco conosciute: ben 12 di esse recano infatti la dicitura world premiere recording.

Le tre arie più note sono ovviamente quelle provenienti dall’Agrippina di Handel. Ann Hallenberg ha interpretato più volte negli ultimi anni in teatro questo ruolo, ad esempio nel 2009 (sia con Fabio Biondi, sia con il compianto Alan Curtis) e nel 2012 con Paul McCreesh. Personalmente la reputo una delle migliori Agrippine che io abbia ascoltato e questo CD non ha fatto che confermare la mia opinione. Anche chi già conosce queste tre arie non potrà non restare ammirato dalla sua interpretazione, particolarmente nella stupenda Pensieri, voi mi tormentate, ma anche nella sfrontata Ogni vento, col suo irresistibile ritmo di valzer.

L’altra aria già pubblicata in CD è quella di Telemann: il suo Germanicus comparve in disco tre anni fa, con il ruolo di Agrippina cantato da Elisabeth Scholl. La Hallenberg ha optato per un’interpretazione più lenta e molto più intensa, che le permette di mettere in mostra la sua notevole bravura nelle messe di voce e una perfetta intonazione. Alla soglia dei 50 anni questa cantante ha ancora evidentemente molto da insegnare a tante colleghe più giovani.

Il confronto più eclatante è fornito però da Mi paventi il figlio indegno di Graun, un’aria che definire pirotecnica è addirittura riduttivo. Si tratta di un brano all’epoca famosissimo, tanto che la Hallenberg ha potuto ispirarsi, per la cadenza finale, ad una versione suonata da un orologio musicale costruito a Copenaghen intorno al 1770. In questo caso la dicitura world premiere recording sembrerebbe discutibile, perché l’aria è stata proditoriamente inserita (con un testo modificato) anche nella recente incisione del Siroe di Hasse, dove è cantata nientemeno che da Julia Lezhneva. Bisogna tuttavia considerare che questo CD è stato registrato ben due anni fa, quindi prima del Siroe (e viene da chiedersi perché mai Sony/DHM si sia tenuta in pancia questo bel disco per tanto tempo).

Non credevo che l’interpretazione della Hallenberg potesse rivaleggiare con quella della Lezhneva, ma ho dovuto ricredermi: si ascolti in particolare come la cantante svedese riesce a mantenere un buon volume di voce anche durante i vocalizzi più lunghi. Volendo farle una critica, si potrebbe dire che qualche anno fa sarebbe riuscita a dare più corpo anche alle note gravi, ma d’altra parte la sua padronanza delle agilità ed il suo controllo del fiato sono impressionanti. L’altra aria di Graun è invece – opportunamente – lenta e meditativa, ma ugualmente notevole. Riusciremo prima o poi ad ascoltare questo Britannico per intero?

Le due arie di Sammartini sono state una piacevole sorpresa e rivaleggiano con quelle di Graun quanto ad intensità drammatica e virtuosismo vocale, come del resto ci si può attendere da opere composte intorno alla metà del Settecento. Peccato che la produzione vocale di Sammartini sia tanto esigua: solo tre opere, di cui questa Agrippina, moglie di Tiberio è l’ultima in ordine cronologico. In Non ho più vele si possono ascoltare fra l’altro due trombe soliste suonate dai fratelli Madeuf, che sono fra i pochissimi ad esibirsi con vere trombe naturali e non con delle copie moderne munite di fori, come fanno quasi tutti.

Le arie di Orlandini e Mattheson sono legate fra loro: Già tutto valore fu inserita da Mattheson in una ripresa (messa in scena ad Amburgo) del Nerone di Orlandini, che era stato composto due anni prima ed aveva avuto un immenso successo a Venezia (nel cast nientemeno che Faustina Bordoni e Francesca Cuzzoni, anche se il ruolo di Agrippina era affidato a Diana Vico). La versione di Amburgo, che ci è pervenuta in manoscritto, è anche l’unica fonte nota dell’opera. Tutta furie e tutta sdegno di Orlandini è una bella aria di furore, che permette ancora una volta alla cantante svedese di mettere in mostra la sua coloratura impeccabile.

Anche nelle opere più antiche (quelle di Legrenzi e Perti) la Hallenberg è riuscita a selezionare delle arie notevoli. Bellissime, ad esempio, le sue messe di voce in Date all’armi o spirti fieri, tratta dal Nerone fatto Cesare di Perti. Lo stesso libretto di Matteo Noris fu ripreso dieci anni dopo da Paolo Giuseppe Magni: la sua versione della medesima aria è decisamente più estroversa, con un oboe obbligato che duetta in modo virtuosistico col soprano solista. 

Le due arie meno appariscenti sono probabilmente quelle di Porpora: è vero che questa Agrippina è la sua prima opera, ma il confronto con le contemporanee arie di Handel è tutto a favore del caro sassone. L’eroina del titolo è in questo caso la moglie di Germanico, che a dispetto degli eventi rimane fedele al marito: questo può spiegare il carattere introspettivo dei brani. Interessante comunque il violoncello obbligato in Con troppo fiere immagini.

In sintesi, si tratta di un CD veramente ben fatto: una delle migliori cantanti in circolazione e una felice selezione dei brani cospirano per non annoiare mai l’ascoltatore. Oltre alla splendida voce e alla tecnica impeccabile, Ann Hallenberg si distingue anche per la dovizia degli abbellimenti nelle riprese di tutte le arie. L’unica critica che posso muovere riguarda la decisione di Riccardo Minasi di usare un solo strumento per parte: anche se un’accorta presa del suono rimedia in gran parte a questa scelta, a volte si sarebbe desiderato ascoltare qualche violino in più.

17.07.2015 – M. F.

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RECENSIONI
a cura di
Maurizio Frigeni

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